Il Piccolo - 29 aprile 2014
Il Piccolo – 29 aprile 2014

Con il suo breve intervento sulle pagine de Il Piccolo – quotidiano di Trieste -, Simone Cristicchi si inserisce oggi assai scomodamente in un dibattito che, da settimane, tiene occupati i lettori triestini dello stesso quotidiano, il quale vede contrapposti le visioni della presidente dell’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata di Trieste (IRCI), la prof.ssa Chiara Vigini, e del dott. Piero Delbello, dipendente dello stesso IRCI.

L’argomento dell’assimmetrico dibattere – per il quale, a favore dell’uno si sono schierati molti esuli e visitatori delle “masserizie” in occasione della recente apertura straordinaria al pubblico dei magazzini del Porto Vecchio di Trieste, ed in appoggio dell’altra numerosi esponenti di massimo rilievo della museologia e della cultura civica triestina – riguarda i fondamenti etici, scientifici ed epistemologici che devono soggiacere all’esposizione museale delle masserizie e, di conseguenza, ispirare il metodo delle guide alle visite in situ.

La scomodità e la sconvenienza dell’intervento odierno di Cristicchi – quello di Genova Brucia – appare evidente e palese quantomeno sotto due aspetti principali.

Il primo è di coerenza. Quando mi permisi di avanzare circostanziate critiche allo spettacolo Magazzino 18 ed ai libri del cantautore – peraltro mai smentite o ribattute da alcuno, se non al suono della tediosa nenia del se ne parla male ma almeno se ne parla, peraltro implicita ammissione dei gravi errori che avevo rimarcato – in rete e sulle pagine del mensile Unione degli Istriani – Libera Provincia dell’Istria in Esilio, organo ufficiale dell’Unione degli Istriani, principale organizzazione di esuli in Italia [Vedi gli interventi Simone Crsiticchi: bravo menestrello, orgoglioso socio dell’ANPI C’è del marcio nel Magazzino 18!] i più contigui e vicini al Cristicchi notarono che, in fin dei conti, le mie corrette osservazioni erano di tipo storico-storiografico, mentre egli, in quanto artista, non era voluto entrare nel merito scientifico della vicenda per lasciare il campo specifico agli addetti ai lavori, cioè agli storici, agli archivisti ed ai ricercatori.

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È ora chiaro che il non facile confronto apertosi recentemente su Il Piccolo tra fautori della rilevanza emozionale delle masserizie e sulla conseguente impostazione per la didattica delle visite al Magazzino 18, e tra propugnatori, invece, di una adeguata razionalizzazione scientifica della medesima, sia un tema di pretto carattere scientifico, riservato ad addetti ai lavori quali curatori museali, ricercatori, docenti, esperti della didattica e museologi.

Per coerenza transitiva, quindi, l’intervento di un artista che esprime emozioni e non freddi dati storici è quantomeno fuori luogo in un ambito di stretta pertinenza specialistica.

Il secondo aspetto è meno elevato ma quantunque ugualmente concreto ed urgente: Simone Cristicchi sta campando, giustamente, con i proventi del proprio sudato lavoro. Spettacolo teatrale multiforme che viene replicato, opportunamente arrangiato di volta in volta per sua propria ammissione a mezzo stampa, in tutt’Italia ed all’estero, CD musicali, DVD video e ben due o più libri, dei quali uno edito nientemeno che da Mondadori.

Non suona stavolta intonato, quindi, un intervento così “di parte” a favore dell’una o dell’altra tesi, poiché chiaramente ispirato dalla logica del mercato e dalla linea di merchandise del proprio prodotto: non a caso Cristicchi evoca nuovamente, in poche righe, proprio quello spiritello delle Masserizie che è coprotagonista nel canovaccio del suo lavoro.

Premesso tutto ciò, senza voler entrare nel merito della bontà dell’operato del dott. Delbello – le cui doti oratorie e la sensibilità umana sono ben note ed apprezzate – nella sua attività di guida alle masserizie del magazzino 18, né della correttezza delle note di carattere tecnico avanzate dalla prof.ssa Vigini in qualità di presidente dell’I.R.C.I., ci preme rilevare una volta ancora le ombre che oscurano la piacevole melodia delle musiche del cantautore romano.

I nostri giovani, i quali vivono in un’era digitale, tutta social, wiki e multimedia, ove la consultazione delle fonti cartacee classiche attraverso i canali consolidati cui invece noi siamo abituati è estinta alla pari degli organismi del mesozoico, dopo aver vissuto le emozioni suscitate dal recital Magazzino 18, se e qualora abbiano inteso approfondire queste tematiche, si saranno rivolti in massima parte al mondo cloud della rete, ove come ben noto trionfa ed impera la disinformazione riduzionista e negazionista, e, in minima parte, invece, ai libri editi appunto dal Cristicchi, il quale si è anche recentemente inventato narratore delle nostre vicende nelle scuole di ogni ordine e grado.

Ed ecco che, parlandone male ma intanto parlandone, i giovani si saranno trovati di fronte ad asserzioni, erronee e totalmente fuorvianti nel loro inquadramento prospettico e di analisi di periodo, ad esempio come queste (grassetti nostri):

I partigiani slavi agli ordini di Tito, il Capo dell’esercito liberatore, scendono dalle montagne dell’interno dove sono accampati, e di città in città, di paese in paese, di casa in casa, arrivano e arrestano i ‘nemici del popolo’: chi sono? Squadristi, gerarchi locali, rappresentanti del Partito Fascista. Spesso sono gli stessi ‘compagni’ italiani ad indicare ai ‘compagni’ slavi dove e chi andare a prelevare”.

Eccidi, fucilazioni, incendi di villaggi, trasferimenti massicci di popolazioni. E crimini di guerra come quelli commessi in Etiopia e in Grecia, i soldati italiani non se li risparmiarono nemmeno in Jugoslavia. Nessuno ha mai pagato per i crimini di questi “italiani brava gente“.

Purtroppo, dopo la ‘Marcia su Roma’ e la presa del potere, proprio con sloveni e croati il fascismo mostra il suo lato peggiore, totalitario, razzista. […] L’unica lingua ammessa nelle scuole pubbliche è l’italiano. Italianizzati molti cognomi slavi. Italianizzati i nomi delle strade e delle piazze.

L’obiettivo primario sono i fascisti e gli oppositori di Tito: squadristi, gerarchi locali, podestà, rappresentanti del partito fascista. Spesso sono i “compagni” italiani a indicare ai ‘compagni’ slavi dove e chi andare a prelevare.
E’ una risposta uguale e contraria al fascismo, e analoghi sono i provvedimenti, volti a eliminare lingua, costumi e idee non slave. Il rigetto di ogni riferimento alla ventennale dittatura fascista si trasforma secondo alcuni in una sorta di caccia all’italiano.”

Mussolini vuole completare l’opera, e con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, a fianco della Germania di Hitler, invade l’allora Regno di Jugoslavia. Tutto precipita. Eccidi, fucilazioni, incendi di villaggi, trasferimenti massicci di popolazione, crimini di guerra perpetrati dagli “italiani brava gente” (per cui nessuno ha mai pagato). “Non occhio per occhi e dente per dente” aveva ordinato il generale Roatta, “piuttosto una testa per ogni dente”. Migliaia di civili sloveni e croati, costretti a condizioni di vita disumane, muoiono di stenti nei campi di internamento italiani. Il peggiore di questi campi si trovava sull’isola dalmata di Arbe, oggi ridente località balneare.”

Intelligenti pauca. Mentre, quindi, non si hanno a tutt’oggi notizie della assai (poco) pubblicizzata restituzione della Sedia Biasiol al patrimonio museale dell’I.R.C.I. (vedi) – si sa, nel mondo giuliano-dalmata, di restituzioni si è sempre parlato ma non se n’è mai vista una e Cristicchi si deve essere evidentemente adattato!! – leggendo quanto scrive oggi Simone Cristicchi sul “Piccolo” un pensiero emerge irriverente e con provocatoria pungenza: chissà, forse forse era quasi meglio se…

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