Nella data in cui le comunità armene di tutto il mondo ricordano il Genocidio Armeno (1894-1896 e, soprattutto, 1915-1916) il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha diffuso uno storico messaggio ufficiale nel quale, per la prima volta nella storia, un premier turco esprime persino le proprie condoglianze ai nipoti delle vittime degli Ottomani, annunciando l’istituzione di una commissione storica mista in previsione del grande centenario (1915-2015).

Yerevan: Tsitsernakaberd. La Collina delle Rondini, mausoleo e museo del Genocidio Armeno che sovrasta la capitale della repubblica caucasica.
Yerevan: Tsitsernakaberd. La Collina delle Rondini, mausoleo e museo del Genocidio Armeno che sovrasta la capitale della repubblica caucasica.

Il testo integrale nella sua versione non ufficiale in inglese è disponibile qui, con i collegamenti alla versione ufficiale in lingua turca; la seguente traduzione integrale dall’inglese all’italiano è opera di Enrico Neami.

t100lead_erdoganLa data del 24 aprile ha un significato particolare per i nostri cittadini armeni e per tutti gli Armeni sparsi per il mondo ed offre una preziosa occasione di condividere liberamente opinioni su un argomento storico.

È indiscutibile che gli ultimi anni dell’Impero Ottomano siano stati un periodo difficile, pieno di sofferenze per i Turchi, i Curdi, gli Arabi, gli Armeni e per milioni di altri cittadini ottomani, indifferentemente dalla loro religione o origine etnica.

Ogni approccio coscienzioso, umanistico ed imparziale a questi temi richiede una comprensione delle sofferenze patite in quel periodo, senza discriminazioni legate a religione o appartenenza etnica.

Certamente né la gerarchizzazione del dolore né la comparazione di contrastanti sofferenze hanno alcun significato per coloro che patirono in prima persona quelle sofferenze stesse.

Come recita un proverbio turco, “il fuoco brucia il luogo in cui cade”.

È un dovere dell’umanità riconoscere che gli Armeni ricordano le sofferenze patite in quel periodo, alla pari di tutti gli altri cittadini dell’Impero Ottomano.

In Turchia, l’esprimere liberamente differenti opinioni e pensieri sugli eventi del 1915 è il requisito sia di una prospettiva pluralistica che di una cultura della democrazia e della modernità.

Alcuni potrebbero intendere questo clima di libertà in Turchia come un’opportunità di esprimere assunti e accuse di tipo inquisitorio, offensive e persino provocatorie.

Ciò nonostante, se questo ci consentisse di comprendere meglio i temi storici con i loro aspetti legali e trasformare il risentimento in nuova amicizia, è naturale approcciare i diversi discorsi con tolleranza e comprensione ed aspettarsi una simile attitudine da tutte le parti (coinvolte).

La Repubblica di Turchia continuerà ad approcciare ciascuna idea con dignità in linea con i valori universali del diritto. Ciò non di meno, sfruttare gli eventi del 1915 come una scusa per (esprimere) ostilità nei confronti della Turchia e trasformare questa tematica in un conflitto politico è inammissibile.

Gli accadimenti della Prima Guerra Mondiale rappresentano il nostro dolore condiviso. È una responsabilità civile ed accademica valutare quel periodo (così) doloroso della storia in una prospettiva di giusta memoria.

Milioni di persone, di tutte le etnie e religioni, persero la vita nel corso della Prima Guerra Mondiale. L’aver vissuto eventi che ebbero conseguenze inumane – come i trasferimenti forzati interni di popolazione – nel corso del primo conflitto mondiale, non deve impedire ai Turchi ed agli Armeni di adottare atteggiamenti di compassione umana reciproca gli uni verso gli altri.

Nel mondo d’oggi non è accettabile né è utile alla costruzione di un futuro comune il trarre ostilità dai fatti storici e crearne nuovi antagonismi.

Lo spirito dei tempi richiede dialogo al di là delle differenze, comprensione derivante dall’ascolto dell’altro, valutazione dei mezzi per giungere al compromesso, denuncia dell’odio e lodevole rispetto e tolleranza.

Nella comprensione di ciò, noi, quale Repubblica Turca, abbiamo deciso l’istituzione di una commissione storica congiunta per studiare in forma accademica gli eventi del 1915. Tale decisione rimane valida.

La ricerca accademica portata avanti da storici Turchi, Armeni e di fama internazionale, giocherà un ruolo significativo nel fare luce sugli eventi del 1915 e (agevolerà) un’accurata comprensione della storia.

È con tale intento che abbiamo aperto i nostri archivi a tutti i ricercatori. Oggi, centinaia di migliaia di documenti dei nostri archivi sono a disposizione degli storici.

Guardando al futuro con fiducia, la Turchia ha sempre supportato la ricerca e gli studi miranti ad una accurata comprensione della storia. Le genti dell’Anatolia, che hanno convissuto per secoli a prescindere dalle differenze etniche e dalle origini religiose, hanno costituito valori comuni in ogni campo, dall’arte alla diplomazia, dalla pubblica amministrazione al commercio. Oggi essi hanno la medesima abilità per generare un nuovo futuro.

È nostra speranza e convincimento che le popolazioni di un’anticamente unica geografia, che condividono simili modi e maniere, siano capaci di dialogare tra loro sui temi del passato con maturità e di ricordare le loro perdite in modo civile.

Ed è (sempre) con questa speranza e convinzione che ci auguriamo che gli Armeni che persero le loro vite nel corso dei primi anni del Ventesimo secolo possano riposare in pace, e porgiamo le nostre condoglianze ai loro nipoti.

Al di là delle loro origini etniche o religiose, porgiamo omaggio, con compassione rispetto, a tutti i cittadini Ottomani che persero la vita nello stesso periodo ed in simili condizioni.

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