Budoka no Kotae – Talking to Morihiro Saito Sensei, Part 3, è un articolo pubblicato da Christopher Li in lingua inglese su Aikido Sangenkai – Pacific Rim International Power Study Group – www.aikidosangenkai.org, Honolulu, Hawaii, ed è consultabile direttamente in originale all’indirizzo www.aikidosangenkai.org/blog/budoka-no-kotae-morihiro-saito-part-3/; quella che segue è una traduzione in lingua italiana a cura di Enrico Neami.

cropped-sangenkai-logo

Mentre lavorava per le vecchie Ferrovie Nazionali Giapponesi, Morihiro Saito Sensei viveva nel comprensorio del Dojo di Iwama, prendendosi cura di O Sensei e dell’Aiki Jinja, e insegnando nel Dojo. Sensei era molto fedele a O Sensei e per questo lo rispetto. Incontravo spesso Saito Sensei quando accompagnavo O Sensei a Iwama e in occasione dei preparativi per l’Aiki Festival. O Sensei era sempre lì, così non mi ricordo di aver mai preso parte ad una lezione di Saito Sensei.

O Sensei aveva più di 75 anni, quindi le sue tecniche e i suoi movimenti erano pienamente maturi. Kisshomaru Sensei non era in giro, e le tecniche ed i movimenti cambiavano. In una direzione, Saito Sensei aveva assorbito completamente i movimenti e le tecniche che O Sensei insegnava quando era forte e in salute. Siccome O Sensei viveva a Iwama, dove c’era l’Aiki Jinja, ritengo che in quel contesto sia appropriato parlare di “preservare l’Aikido tradizionale di Iwama”. Il Dojo di Iwama era piazzato in mezzo ad un grande comprensorio all’aperto, i cui spazi erano necessari per la pratica con il ken e con il jo. O Sensei poteva insegnare ken e jo come gli ispirava di più e poi, il giorno dopo, fare qualcosa di completamente differente. Si deve al genio di Saito Sensei se venne creato un sistema di insegnamento del jo e del ken accessibile e comprensibile. Igarashi Sensei del mio dojo aveva aiutato Saito Sensei nella pubblicazione del suo libro sul jo e sul ken. Quando mi mostrarono la prima edizione del libro, notai che non vi erano fotografie di O Sensei; ne parlai con Saito Sensei ed egli mi rispose che non aveva buone foto di O Sensei: non era facile avere pronti dei buoni apparati fotografici, a quei tempi. Nella seconda edizione sono pubblicate delle fotografie di O Sensei che io diedi a Saito Sensei.

Con questo tipo di connessione, I dojo del Kobayashi Aikido hanno addottato la pratica regolare di ken e jo. Saito Sensei ci ha elogiati molto, per questo fatto. Oggi, nei seminari d’oltreoceano, ogni praticante ha il proprio ken ed il proprio jo: è questa l’eredità di Saito Sensei.

Yasuo Kobayashi su Morihiro Saito in “Aikido, My Way

Morihiro Saito Sensei era nato il 31 marzo 1928 ed è morto il 13 maggio 2002. Per più di vent’anni ha praticato sotto la guida diretta del Fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba, divenendo uno dei suoi allievi più stretti e che lo abbiano assistito per il periodo di tempo più lungo.

Morihiro Saito è stato il Custode dell’Aiki Jinja sino alla propria morte nel 2002. Egli è noto per essersi votato a preservare l’esatta forma delle tecniche che Morihei Ueshiba gli aveva insegnato durante i lunghi anni di allenamento ad Iwama.

Questa è la terza parte della traduzione di un’intervista in tre parti che venne pubblicata originariamente su “Risposte dai Budoka” (“Budoka no Kotae” / 武道家の答え), edito da BAB Japan nel 2006. È possibile leggere la Parte 1 e la Parte 2 prima di proseguire con questo pezzo.

saito-traditional-aikido-2
Morihiro Saito – “Aikido Tradizionale”, vol. 2″

 

Budoka no Kotae – Conversazione con Morihiro Saito Sensei – Parte 3

D: Era possibile che avesse qualche obiettivo in mente?

R: No, non credo. Era arrabbiato perché sebbene ripetesse loro di praticare esattamente e con precisione, loro eseguivano solo tecniche fluide. Ciò li seccava e il Fondatore glielo ripeteva e li rimproverava, per cui mi chiamavano dicendo: “Saito-san, gli dica che è accaduto qualcosa e lo riporti (al Fondatore) a casa“. Quando O Sensei era lì, dicevano “Quel vecchio seccatore è qui“. Quindi il feeling del Fondatore si ruppe ed egli smise di insegnare lì.

D: Qualcosa come “rispetto da una distanza di sicurezza” (敬して遠ざける)?

R: Esatto. Per questa ragione, quando ritornò qui battè i piedi ed urlò qualcosa come “inaccettabile!”  (なっとらん!).

kisshomaru-ueshiba-aikikai-hombu
Il Ni-Dai Doshu, Kisshomaru Ueshiba, all’Aikikai Hombu Dojo.

La nascita dell’Hombu Style

D: Com’è che le cose presero quella strada?

R: Credo sia stato a causa dell’improvviso emergere dell’Aikido a livello mondiale dopo la fine della guerra. Perché quelle dimostrazioni lo mostrarono davvero in una maniera meravigliosa. Per quella ragione la gente si buttò a frotte sull’Aikido e finché venivano mostrate tecniche fluide tutti erano felici. Ecco perché quella gente diceva che l’Aikido è un Budo gradevole, meraviglioso, morbido ed attraente.

Per quel motivo, quindi, l’Hombu Dojo ebbe un momento passeggero di gloria. In quei tempi, persone che detenevano il secondo o terzo dan si sparpagliarono per il mondo: dicevano di volersi fare un nome. Questo è l’Hombu Style di cui parlano i forestieri. Io ho seguito un percorso differente di pratica statica, solida, senza fare quell’altro tipo di allenamento; così la gente nel mondo lo chiama Iwama Style (Stile di Iwama). Ormai sono divenuti termini di uso internazionale. Una divisione che è venuta fuori dall’interno stesso dell’Aikido.

L’Iwama Style è il più conosciuto oltreoceano

D: L’Iwama Style è qualcosa di speciale?

R: A qualcuno non piace, capisce, forse a qualcuno di Tokyo. O persino a qualcuno delle campagne. Quindi ci sono un mucchio di nemici. Anche se quando si parla di Iwama Style, si parla dello stile del Fondatore.

D: La stessa cosa accadeva oltremare?

R: Guardi, io sono stato risollevato dalla scoperta di quel libro del Fondatore. Quel libro… quel ricercatore americano specializzato sulla storia dell’Aiki, l’ha scovato da qualche parte in campagna. Quel libro ha dimostrato che ciò che faccio io è giusto.

morihiro-saito-budo-1
Morihiro Saito mentre insegna prendendo spunto dal manuale tecnico “Budo” del 1938.

D: Deve essere stato contento?

R: Ero in estasi! Ecco perché ne porto sempre con me una copia e dovunque vada lo mostro alla gente e dico loro “Ecco qua! Guardate qui, è esattamente come vi insegno“. Quando lo mettete a confronto con la pratica, alla fine vi si schiaffa in faccia. L’Aikido ha avuto origine da questo Fondatore, e quando lo si spiega in maniera chiara, tutti ne sono contenti. Sono arrivati degli studenti dalla Svizzera l’altro giorno, domani ne arrivano dal Canada: stanno gettando le tecniche che avevano imparato negli ultimi quindici anni per riprendere tutto dalle basi. Devo davvero dar loro credito.

D: È significativo che siano riusciti a trovare la forza di realizzare tutto ciò, no? Che mi dice degli insegnanti giapponesi?

R: Come ci si potrebbe aspettare, un punto è che senza adeguati finanziamenti è difficile effettuare il cambio di prospettiva. A parte questo, ci sono dottori, manager e persone che hanno una propria attività lavorativa che stanno realizzando come la cosa sia differente dall’Aikido che hanno praticato in precedenza e si stanno dedicando al cambiamento. Per questa ragione io prendo esattamente ciò che mi venne insegnato dal Fondatore, lo rendo accessibile, e glielo faccio studiare.

D: Scriverà un libro, prima o poi?

R: Ci sto pensando.

D: Chi è questo? (indicando il libro del Fondatore)

R: Il Fondatore si faceva chiamare così, all’epoca. Ha usato il nome Tsunemori (常盛) o Moritaka (守高), ma il nome che compare nei registri di famiglia è Morihei (盛平).

D: Si tratta di un originale?

R: No, è una copia.

D: Capisco, la riproduzione è davvero buona. C’è una copia originale da qualche parte?

R: Questo è il nome della persona a cui venne donato. Non venne distribuito al pubblico a Tokyo. Forse la famiglia Ueshiba ne ha uno.

Questo libro è la prova che ho praticato con onestà – ah ah ah – mi ha davvero aiutato molto. Da quella volta lo porto con me dovunque vada nel mondo, perché da qui è cambiato di nuovo. Posso spiegare i cambiamenti.

saito-traditional-aikido-3
Morihiro Saito, “Aikido Tradizionale” vol. 3.

Racconti sulle esperienze nell’Aikido (武勇伝)

Allenatevi sinceramente nelle basi – la forza che vi si trova è kokyu-ryoku, il Ki è lì, il Ki viene esteso, questo sarà il risultato”.

D: In ogni caso, questa è una domanda di livello più basso, ma questo libro è destinato ad una platea di lettori che si accontenterebbe anche di una chiacchierata casuale, quindi posso porle una domanda di questo tipo?

R: Persino ora usiamo questi metodi di allenamento, quindi alla fine penso che mi piacerebbe che la gente apprezzasse ciò che sta leggendo.

D: Sì, è giusto. Ad esempio, mi vorrà scusare, se lei avesse delle storie di un tempo in cui fu coinvolto in un combattimento correlato all’Aikido, o una “storia di eroismo” (武勇伝), o una storia con un’esperienza spirituale, mi piacerebbe poterle chiedere di tutto ciò.

morihiro-saito-stan-pranin
Il direttore di “Aikido Journal”, Stanley Pranin, mentre traduce per Morihiro Saito.

R: Non so cosa intenda per spirituale, ma l’allenamento dell’Aikido comporta un condizionamento della forza del respiro (“kokyu-ryoku“), questo è un metodo estremamente logico di esprimere la forza.

Una notte alla stazione di Chichibu c’era uno spettacolo di fuochi d’artificio. Una ventina di persone avevano perso l’ultimo treno ed erano nella sala d’attesa.

Quella volta uno che sembrava uno yakuza afferrò un giovanotto che indossava un abito elegante per i risvolti della giacca ed iniziò a strattonarlo. Io gridai “Hei tu, smettila!” ma non intendeva fermarsi. Quindi quando afferrai quello che sembrava uno yakuza per un braccio, egli lasciò andare il giovanotto ed iniziò a tentare di afferrarmi. Allora io feci un bel passo all’indietro, feci scivolare la mia mano sotto il suo mento e lo proiettai. Quando lo spazzai con la gamba destra, egli cadde diritto all’indietro sbattendo la testa sul pavimento e perse conoscenza. In quel momento stava arrivando la polizia ferroviaria, così lo passai in consegna a loro.

Questo tipo di kokyu-ryoku è ciò che si dice “estendere il Ki“, ma alla fine del discorso il Ki non è nulla di tanto speciale. Allenatevi con sincerità nelle basi: la forza che vi si trova è kokyu-ryoku, il Ki è lì, il Ki viene esteso, questo sarà il risultato. Quando si approfondisce la teoria senza praticare le vere tecniche non è possibile realizzare tutto ciò.

D: Se ciò viene fatto, superato un certo livello, si potrà alla fine proiettare un avversario semplicemente toccandolo?

R: Sì, se si seguono i principi alla lettera e se la situazione, in quel momento, lo consente.

Chi può raggiungere quel livello abilmente con qualsiasi tecnica venga usata è abile nell’Aikido. Chi esce con gli angoli in maniera razionale è una persona forte.

morihei-ueshiba-explosive-weapons
Morihei Ushiba e Morihiro Saito, 1954.

D: Quando il partner è una persona più vecchia, o qualcuno che ha un fisico più rigido, indifferentemente da quanto siano agili il loro modo di cadere risulterà innaturale: non rischiano di farsi del male?

R: Ci sono spesso persone che si vantano di fare del male durante la pratica dell’Aikido, ma se si pratica con attenzione essi diventano capaci di praticare senza causare lesioni a nessuno. Il Fondatore non aveva quasi mai fatto del male a qualcuno! Ci insegnava come a dei principianti finché i nostri ukemi divenivano gradatamente sempre più agili e quindi, con abilità, ci guidava in proiezioni più grandi. Quando ad esempio i bambini cadevano, egli metteva una mano sotto la testa mentre li proiettava: era un’attitudine piena di sensibilità.

Per quanto riguarda altre storie… l’Aikido inizia con l’hanmi. Se uno fa un passo in avanti, se uno fa un passo indietro, se uno apre o si muove avanti. Io ho un’esperienza legata a tutto ciò.

Tempo fa ero impiegato presso le Ferrovie dello Stato Giapponesi. Le rotaie hanno linee in entrata, linee centrali e linee in uscita. Un giorno ero uscito per una riparazione su un locomotore che si era fermato sulla linea centrale. Quella volta il motore a vapore emetteva molto vapor d’acqua, ed essendo pieno inverno, non riuscivo a vedere praticamente nulla. Io ero in piedi in mezzo alla linea in entrata. All’improvviso, ed ancora non riesco a capacitarmene, saltai via dalla linea ed atterrai in hanmi sinistro. Vede, avevo tolto il mio corpo dalla direttrice del treno. In quell’istante un treno espresso proveniente da Aomori transitò a tutta velocità sulla linea in entrata.

D: Wow!

R: Gli operai sapevano che ero lì fuori, quindi pensarono che io fossi già stato investito. Invece stavo tranquillamente in piedi, calmo: entrambi gli operai e le altre persone che erano sulla piattaforma erano stupefatti. Ancora non capisco come o perché saltai via dalla linea o come feci ad accorgermi del treno in arrivo. Una volta passato oltre il treno, iniziarono a tremarmi le ginocchia. Quanti anni sono passati… dovevo avere circa vent’anni. Accade a volte che tremino le gambe ad un uomo, vero? Io ero quello che rimase più sorpreso.

D: era al tempo in cui ancora non padroneggiava l’Aikido, giusto?

R: Ma quel tai-sabaki saltato si ritrova nel metodo dell’Aikido. Davvero non capisco che cosa percepii in un brevissimo istante: al contrario, se avessi compreso che qualcosa stava arrivando penso che non sarei stato in grado di muovermi! Deve essere perché non avevo capito cosa stava per accadere che riuscii a tirarmi via dalla linea.

D: Raggiunse una comprensione più profonda dei principi dell’Aikido, dopo quella volta?

R: Oh, beh, è qualcosa che sarebbe potuto accadere a chiunque…

D: O potrebbe trattarsi di una di quelle esperienze spirituali di cui abbiamo parlato prima, che ne pensa?

R: Penso di sì. Se avessi messo in pratica quel tai-sabaki dopo essere diventato (più) abile, non sarebbe stato nulla. C’è stata una volta in cui mi accadde di finire in una situazione spiacevole.

D: Quando accadde?

R: Dunque, penso circa trent’anni fa. Un giorno stavo bevendo con un amico, e stavamo scendendo per i bar lungo la strada quando incontrammo un ragazzo che faceva confusione poiché la sua motocicletta non partiva. Allora pensammo di darci un’occhiata ma, non appena toccammo la motocicletta, all’improvviso venimmo circondati. Era un gruppo di una qualche Kumi (cioè una banda yakuza) di un qualche sito di costruzione di Asakusa e sembra che fossero stati in lotta con alcuni giovani del posto, li avessero già battuti e li stessero rincorrendo. La moto apparteneva al loro gruppo e pensarono che mi volessi mettere contro di loro. Hey! Hey! Ci venivano contro. Bene, dovevamo proteggerci (“si doveva spazzare via le scintille che cadevano”, in altre parole proteggersi dai possibili pericoli).

D: Quanti ce n’erano?

R: Che ci venissero contro direttamente ce n’erano due, ma eravamo circondati. Io non ricordo nulla ma sembra che li abbia proiettati ad una bella distanza entrando del tutto duramente in contatto con loro. Quando si proietta, vi sono dei modi per proiettare in modo che l’altro possa o non possa fare ukemi. Siccome gli altri erano solo gente normale che aveva iniziato uno scontro…

Riguardo ai senpai che forzano le cadute persino durante gli allenamenti, sarebbe scortese non effettuare l’ukemi, quindi ci si sforza di fare ukemi e ci si fa male. Penso che queste persone che fanno del male agli altri non hanno cuore. Quelli che hanno cuore, hanno un sentimento di considerazione nel mezzo della loro rigorosità e non provocano lesioni a nessuno. Coloro che causano lesioni stanno praticando in modo prepotente, ed in quel modo c’è una contraddizione con i principi, quindi credo che dovrebbero insistere di più nello studio proprio dei principi. Non sono molto bravo con i discorsi, quindi non riesco ad esprimere bene il concetto…

morihiro-saito-reading-budo
Morihiro Saito mentre legge “Budo”.

La pratica di base dell’Aikido è la pratica statica

D: È stato tutto molto interessante. In ogni caso quando vedo gente dotata che si allena nell’Aikido, noto che si proiettano ad una certa distanza. O stanno cercando di dimostrare apertamente qualcosa?

R: Vede praticare in quella maniera? Beh, i praticanti che si allenano con quei grandi ukemi sono tutti deboli.

Quando ci si allena veramente sulle basi, non si consente di fare grandi ukemi. Io proietto senza lasciare la possibilità di fare un grande ukemi e dopo la caduta trattengo a terra il partner. Alcuni proiettano a metà tecnica. Allora la persona che proietta considera terminati i suoi compiti e la persona proiettata viene lasciata libera lì. Ma nella forma di base si trattiene a terra fino alla fine ultima della tecnica, non si rilascia il proprio Ki fino alla fine definitiva della tecnica.  È lì che si trova la differenza nel grado di controllo. Qui (il libro del Fondatore, menzionato in precedenza) c’è anche: in questa tecnica tutti fanno grandi ukemi ma persino in questa proiezione lui li trattiene a terra. Questa è la base dell’Aikido.

R: Grazie per questa interessante chiacchierata. Sono certo che molti Budo shugyosha la troveranno un utile riferimento.

@EnricoNeami

 

 

 

Annunci