Budoka no Kotae – Talking to Morihiro Saito Sensei, Part 1, è un articolo pubblicato da Christopher Li in lingua inglese su Aikido Sangenkai – Pacific Rim International Power Study Group – www.aikidosangenkai.org, Honolulu, Hawaii, ed è consultabile direttamente in originale all’indirizzo www.aikidosangenkai.org/blog/budoka-no-kotae-morihiro-saito-part-1; quella che segue è una traduzione in lingua italiana a cura di Enrico Neami.

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「バカモノ! まだ技をかけてないのに勝手に転びやがって!ここは本部ではない!開祖の合気道は、相手の協力なんかなくても倒れるように出来ているんだ!勝手に転ぶのではなく、倒されないように最後まで抵抗して掴め!開祖の合気道は武道なんだ!」

“Sciocco! Cadere da soli addirittura prima che la tecnica sia stata applicata! Questo non è l’Hombu! L’Aikido del Fondatore è fatto per poter proiettare senza la cooperazione del partner! Non cadere da solo, ma tieni e resisti durante la proiezione fino alla fine! L’Aikido del Fondatore è Budo!”

Testimonianza su un incontro con Morihiro Saito.

Morihiro Saito nacque nella Prefettura di Ibaraki nel 1928. Avendo udito vociferare di “un vecchio che faceva strane tecniche sulla montagna, vicino ad Iwama“, divenne allievo del Fondatore dell’Aikido Morihei Ueshiba nel 1946, all’età di diciott’anni; si sarebbe allenato sotto la supervisione diretta del Fondatore per i successivi ventitrè anni.

I turni di lavoro per le Ferrovie Nazionali del Giappone gli permisero di alternare lunghi periodi di lavoro ad altrettanti periodi di riposo, consentendogli di trascorrere prolungati periodi di allenamento facendo da partner a Morihei Ueshiba mentre egli rifiniva il suo sistema di armi. Saito inoltre ricevette un fazzoletto di terra nella proprietà di Ueshiba, dove costruì la propria casa e dove si trasferì a vivere con la moglie ed i figli. Lui e la moglie si presero cura dei Ueshiba negli ultimi anni delle loro vite.

Morihiro Saito fu il custode dell’Aiki Jinja sino alla sua morte nel 2002. Egli è noto per il suo impegno a preservare l’esatta forma delle tecniche di Morihei Ueshiba così come gli vennero insegnate nel corso degli anni di allenamento a Iwama.

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Budoka no Kotae – BAB Giappone, 2006.

Questa che segue è la prima parte della traduzione di un’intervista in tre parti che apparve originariamente su Budoka no Kotae (武道家の答え – “Risposte dai Budoka), pubblicazione di BAB Japan uscita nel 2006.

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Morihiro Saito con il Fondatore Morihei Ueshiba davanti all’Aiki Jinja nel 1955.

Budoka no Kotae – Conversazione con Morihiro Saito Sensei – Parte 1

L’Aikido viene creato da Morihei Ueshiba dopo la guerra.

D: In questo volume chiediamo a chi si allena nel Budo di collaborare fornendoci le loro opinioni sul loro addestramento nel Budo, ma ci potrebbero volere parecchi mesi prima che siamo pronti per la pubblicazione.

R: Ah, davvero? Dev’essere in effetti un gran lavoro. Quante sezioni ci saranno?

D: Verrà diviso in quattro sezioni principali. Aikido, Judo, Karate-do e Kendo. Ce ne sarà poi una più piccola legata al Shorinji Kempo e al kobudo.

R: Kobudo, molto bene. Il kobudo è meraviglioso. Infatti l’Aikido è potuto nascere perché è prima esistito il kobudo.

D: E direi che quelle arti come Judo o Kendo che oggi sono chiamate gendai budo non sarebbero nate neppure loro, senza il kobudo.

R: Sì, è vero. C’è già stato lo straniero di Aiki News, Stanley Pranin, che, quando effettuava le sue ricerche sulle radici dell’Aikido, mise assieme le massime autorità delle principali arti che il Fondatore aveva praticato – come il Daito-ryu, il Kashima Shinto-ryu e lo Yagyu Shingan-ryu – per una Friendship Demonstration.

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I maestri di Aikido della 1° Aikido Friendship Demonstration del 1985. Da sinistra a destra: Yasuo Kobayashi, Yoshio Kuroiwa, Kanshu Sunadomari, Morihiro Saito, Shoji Nishio, Mitsugi Saotome.

D: Fu fatto al Budokan?

R: No, venne organizzato alla Sala Yomihuri a Yurakucho. È un piccolo posto, non c’erano i presupposti per organizzare una cosa in grande come al Budokan.

D: Capisco. Sarebbe dovuto essere un evento molto più grande al Budokan, giusto?

R: Sì, anche se organizziamo lì qualcosa per l’Aikido una volta all’anno in maggio.

D: Nell’occasione dell’evento alla Sala Yomiuri, Stanley Pranin riuscì a raccogliere informazioni sulle radici dell’Aikido?

R: Che dire… è uno storico dell’Aikido. Cioè sta scavando in profondità nella storia dell’Aikido.

D: Davvero? Quali sono le sue pubblicazioni sulle origini dell’Aikido?

R: Pubblicò parecchie volte, quell’anno.

D: Cioé sul periodico Aiki News?

R: Esatto. Per quanto riguarda il Fondatore, nei suoi ultimi anni si recava costantemente a Tokyo ma, certamente, dopo la guerra era costantemente presente a Iwama. Anche perché dopo la guerra il Budo era stato soppresso per legge.

D: Per un certo periodo di tempo, giusto?

R: Sì. Ma nel ventitreesimo anno dell’Era Showa (1948), quando l’Aikikai fu riconosciuta per legge, un sottosegretario di nome Tamura venne qui in segreto e richiese che almeno un nucleo del Budo venisse preservato dalla distruzione. Ciò risollevò davvero lo spirito del Fondatore. Il Fondatore era molto impegnato nell’allenamento che iniziò in quel periodo. Durante la guerra gli era stato ordinato dalle forze armate di insegnare “Itto Issatsu” (“一刀一殺” / “Un taglio un’uccisione”), ed egli si recava alle accademie dell’Esercito e della Marina ed anche alla Scuola Militare Toyama; sembrava cioè che non gli fosse permesso di insegnare nella maniera in cui desiderava farlo.

D: Ahh, ci fu un periodo così, quindi?

R: Sì, ci fu. Aveva anche insegnato alla Scuola di Spionaggio Nakano.

D: Davvero? Quindi per Morihei Sensei la sconfitta giapponese fu quasi una sorta di opportunità?

R: È vero. Poté finalmente tornare a dedicarsi ai suoi obiettivi principali e qui a Iwama egli poteva mettere da parte il tempo da dedicare alla creazione dell’Aikido. Fra l’altro egli era anche uno studioso di religione. Dall’anno tredicesimo dell’Era Showa (1938) si era dedicato molto intensamente anche a questa attività. Qui c’è una copia di un libro di quel periodo, l’ha mai vista prima? (tirando fuori un volume)

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Il fondatore dello Yoshinkan Aikido, Gozo Shioda, in “Budo”, libro del 1938.

D: No, questo è…?

R: No, vero? Non pubblicizzano molto cose come queste a Tokyo, no? Stanley Pranin di Aiki News l’ha scovato fuori in campagna e me ne ha data una copia, uscì nell’anno 13 dell’Era Showa (1938), o giù di lì.

D: Quindi questo libro venne pubblicato nel 1938? È un libro importante, non è vero?

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Le “Regole per la Pratica” di Morihei Ueshiba, dal suo manuale “Budo” del 1938.
  1. L’Aikido decide della vita e della morte in un singolo colpo, quindi gli allievi devono essere molto attenti a seguire gli insegnamenti dell’insegnante e non fare a gara per vedere chi sia il più forte.
  2. L’Aikido è la via che insegna come uno possa fronteggiare più nemici. Gli allievi devono allenarsi a stare pronti non solamente contro chi arriva di fronte ma anche sui lati e da dietro.
  3. L’allenamento deve essere effettuato in un’atmosfera piacevole e gioiosa.
  4. L’istruttore insegna solamente una piccola parte dell’arte. Le sue molteplici applicazioni devono essere scoperte da ciascun allievo per mezzo della pratica costante.
  5. Nella pratica quotidiana iniziate sempre con tai no henko e quindi passate ad una pratica più intensiva. Non forzate nulla in maniera innaturale o irragionevole. Se questa regola viene seguita anche le persone più anziane potranno praticare senza farsi male e si alleneranno in un’atmosfera piacevole e gioiosa.
  6. Lo scopo dell’Aikido è quello di allenare il corpo e la mente e formare persone sincere e oneste. Poiché tutte le tecniche devono essere trasmesse direttamente, non rivelate mai nulla ad altri, poiché potrebbero venire utilizzate poi da dei criminali.

R: Qui scrive alcune linee guida per l’allenamento, come “la pratica deve essere effettuata in un’atmosfera piacevole e gioiosa”. In ogni caso tutto questo venne scritto durante la guerra.

D: In ogni caso, di coloro che si allenarono direttamente sotto la guida di Morihei Sensei ne rimangono ancora pochi, vero?

“Perché è mio compito ricevere le reali tecniche del Fondatore e tramandarle direttamente e semplicemente come esse sono” – Morihiro Saito

R: È così, anche se ne rimangono ancora alcuni. Circa nel 1952 o 1953 egli iniziò a spostarsi, dovette andare a Kansai per una settimana, o viaggiare per circa un mese. A volte era persino costretto a fermarsi a Tokyo. Così c’erano parecchie persone che avevano l’opportunità di ricevere insegnamenti direttamente dal Fondatore.

Comunque, nel mio caso era questione di tempo. C’era la terra, ma non c’era riso in distribuzione. Così se non ce lo coltivavamo direttamente, non avevamo nulla da mangiare. Così quando avevo modo di essere presente fisicamente, dovevo aiutare a mandare avanti la fattoria da mattina a sera e, dopo che mi fui sposato, anche mia moglie dovette aiutare a tempo pieno. Badavamo inoltre anche a tutte le faccende domestiche. Molte altre persone vennero ma c’erano talmente tante cose da fare che durarono molto poco. Alla fine rimasi l’unico.

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Calligrafia “Ki” di Morihei Ueshiba. Firmata “Tsunemori”.

Cosa è il Ki?

D: In tempi recenti la parola “Ki” è divenuta di uso comune in una varietà di forme, non è vero?

R: Sì, è vero.

D: Ma che cosa è esattamente questo “Ki“? A seconda di chi lo pronuncia, Ki significa una grande varietà di cose: ciò che viene chiamato “aura” in terminologia occidentale, o, secondo altri, viene esplicato in termini filosofici orientali come il “prajna” dello Yoga. Ma è qualcosa che può essere realmente visto?

R: Bene, O Sensei era molto preciso circa cosa fosse il “Ki“… Il Fondatore tendeva ad utilizzare un linguaggio religioso e gli allievi dovevano studiare come esprimere i discorsi del Fondatore con terminologia moderna. Loro stessi si esprimono a seconda della loro specifica condizione. Io non sono particolarmente bravo in questo genere di cose… solo tecniche concrete. Perché è mio compito ricevere le reali tecniche del Fondatore e tramandarle direttamente e semplicemente come esse sono.

D: E cioé?

R: Il modo in cui si pratica l’Aikido oggi cambia a seconda di chi sia l’insegnante. Ci sono persone che fanno l’esatto opposto di ciò che fanno altre persone.

D: Ad esempio in che maniera?

R: Nella nostra organizzazione, l’Aikikai, e fuori da essa, ci sono molti allievi del Fondatore. Ci sono quelli che hanno fondato organizzazioni separate: ad esempio Gozo Shihoda-san dello Yoshinkan o Koichi Tohei-san della Società per lo Studio del Ki (Ki Aikido, N.d.T.). Ciascuna di esse venne creata da gente che venne qui a studiare dopo la guerra. Shihoda-san sorprendentemente veniva qui molto spesso. Tohai-san fece in modo che quello che chiamiamo “Ki” fosse la sua base per la diffusione dell’Aikido.

D: Tohei Sensei sembra fare Aikido in una forma differente, con il “Ki” come base.

R: Sì, è vero. Il nucleo di ciò è nelle conferenze, ma egli ha creato un Ryu differente e sta lavorando sodo al suo progetto. È un decimo dan di Aikido e chi vuole imparare l’Aikido aderisce alla “Società per lo studio del Ki“, ma poiché la maggior parte dell’attività sta nelle sue conferenze, la pratica passa in secondo piano. Il mondo del Budo è un posto così difficile!

D: Capisco. L’allenamento qui è molto preciso?

R: Perché la tecnica è qualcosa che si può comprendere dopo averla vista. Così si comprende prima di praticare, e si è contenti, e si ha la sensazione che tutto sia estremamente logico.

D: Persino ora li prende per mano e insegna loro direttamente?

R: Si, a ciascuno di loro. Anche il Fondatore prendeva per mano ciascuno degli allievi regolari ed ha continuato ad insegnare loro direttamente finché è rimasto in vita. In particolare maniera me, siccome lo assistevo nella conduzione della fattoria. Alla mattina mi insegnava spada e bastone in forma privata.

D: Ci sono molti stranieri che si allenano qui, cosa mi dice di loro?

R: Sono degli shugyosha.

D: Davvero? E dove vivono?

R: Qui, negli appartamenti qui vicino.

D: È per un lungo periodo, no?

R: Ci sono alcuni che sono qui per un periodo prolungato. Quella donna è qui per la terza volta, era stata qui nel giugno dello scorso anno. Americani, Tedeschi, Australiani… nei periodi più affollati abbiamo qui gente da almeno dieci nazioni. Beh, ora ne abbiamo da sei Paesi differenti.

D: Quando vengono qui, siccome non comprendono il giapponese, ne imparano almeno un po’ prima di arrivare?

R: C’è gente che fa in questa maniera, e c’è gente che arriva qui e non capisce una parola… io non so parlare altre lingue.

D: Quindi stiamo parlando, se ne è il caso, di trasmissione da cuore a cuore  (以心伝心) tra persone che puntano allo stesso Budo?

R: In un modo o nell’altro, con un mucchio di gesticolazioni… è comunque molto difficile con i Francesi. Non devono utilizzare molto l’inglese. Di solito se parlano l’inglese riescono in qualche maniera a comunicare tra di loro, ma a volte abbiamo dei momenti difficili quando arrivano i Francesi. Anche con gli Italiani. Ma i giovani che arrivano dalla Scandinavia sono abituati all’inglese e così ce la caviamo.

D: Oggigiorno l’Aikido si è diffuso molto oltremare, così la maggior parte di chi arriva qui deve averne già sentito parlare o visto direttamente lì e quindi viene alla sorgente dell’Aikido per padroneggiarlo?

R: Quest’anno sono 19 anni (all’epoca dell’intervista era il 1988) che il Fondatore è morto ma io non mi sono mai spostato ed ho solamente insegnato a quegli stranieri che siano venuti sin qui. È iniziato tutto con quelli che avevano scoperto l’Aikido dopo che il Fondatore era mancato. La maggior parte degli Europei si recavano all’Hombu Dojo e non venivano qui molto spesso, ma mentre accadeva ciò qualcuno ha iniziato a venire anche qui, piano piano.

Quando il Fondatore era ancora in vita, qui non si poteva diventare allievi senza una presentazione. Ciò era valido anche per i giapponesi locali. Per questo motivo gli allievi qui rappresentavano un gruppo molto selezionato di persone. Da lì una persona è diventata due, da due sono divenute quattro ed ora non abbiamo più spazio. Comunque non possiamo accoglierle tutte… però è bene che le persone vengano.

D: Quante persone ci sono qui adesso?

R: Durante l’allenamento? … La lezione della sera ha circa trenta-quaranta allievi.

Prosegue nella Parte 2

 

@EnricoNeami

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