copertinaIvy Press si presenta come Makers of beautiful books ed, infatti, è riuscita a (ri)mettere in commercio un magnifico prodotto editoriale: The Sherlock Holmes school of self-defence. The Manly Art of Bartitsu as used against Professor Moriarty di Edward William Barton-Wright (Ivy Press, ISBN 978-1-907332-73-9) [vedi], ovvero La scuola di difesa personale di Sherlock Holmes. L’arte da gentiluomini del Bartitsu, come venne usata contro il professor Moriarty.

L’edizione di pregio, con copertina pesantemente cartonata e legatura in filo e tela, presenta molti passaggi delle opere di Barton-Wright, accompagnati dalle fotografie e dalle immagini originali dell’epoca, e da alcuni passaggi delle opere di sir Arthur Conan Doyle relativi, appunto, all’utilizzo da parte del suo noto detective Sherlock Holmes delle tecniche e delle strategie del Bartitsu.

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Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930)

Del Bartitsu e del suo creatore Barton-Wright si era già accennato nella recensione Quando Sherlock Holmes era un Henna Gaijin al bel esperimento letterario di Dale Furutani; oggi vale la pena proporre, qui di seguito, la traduzione in lingua italiana, a cura di Enrico Neami, dell’introduzione al volume della Ivy Press, seguita da alcuni approfondimenti tematici [Nel corso delle varie traduzioni di seguito proposte, si è deciso di lasciare inalterata la dicitura jiujitsu o jiu jitsu che oggi, comunemente, in lingua italiana viene resa con jujutsu o ju jutsu].

Sherlock_Holmes_and_Professor_Moriarty_at_the_Reichenbach_FallsBarcollammo assieme sull’orlo della cascata. Io, però, ho una certa conoscenza del baritsu, ovvero del sistema di lotta giapponese, che mi è stato davvero molto utile in più di un’occasione. Scivolai attraverso la sua presa e lui, con un urlo terribile, scalciò all’impazzata per alcuni secondi, artigliando l’aria con entrambe le mani. Ma nonostante tutti i suoi sforzi non riuscì a mantenere l’equilibrio, e cadde giù. Sporgendomi oltre l’orlo lo vidi cadere in un lungo volo. Quindi colpì una roccia, rimbalzò e cadde nell’acqua.

Sir Arthur Conan Doyle, L’avventura della casa vuota.

Libero adattamento cinematografico della lotta tra Holmes e Moriarty
nel recente Sherlock Holmes: a game of shadows

Quando sir Arthur Conan Doyle fu costretto dalla richiesta popolare a far risorgere il suo famoso detective, Sherlock Holmes, che aveva consegnato agli abissi delle cascate di Reichenbach nella conclusione di L’ULTIMA AVVENTURA nel 1894, non è forse sorprendente che si sia rifatto alla contemporanea mania per le arti marziali per giustificare la straordinaria via d’uscita per il suo eroe.

Sappiamo dal dottor Watson che Holmes era un esperto di scherma col bastone, pugilato e scherma. Nulla di più naturale che non fosse anche preparato nel Baritsu, il sistema di lotta giapponese, grazie al quale egli avrebbe potuto prevalere sul suo arci nemico, il professor Moriarty, e riapparire miracolosamente in L’AVVENTURA DELLA CASA VUOTA nel 1903.

La giustificazione di Conan Doyle è in ogni caso approssimativa almeno sotto due aspetti. Innanzitutto il nome dell’arte marziale che salvò Holmes non era Baritsu ma Bartitsu; in secondo luogo, sebbene derivasse da metodi giapponesi, era un’invenzione di un inglese, che diede al sistema il suo stesso nome, Edward William Barton-Wright.

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Barton-Wright era nato in India nel 1860 da madre scozzese e padre del Northumbria, e di professione era un ingegnere che lavorava come consulente. Il suo lavoro l’aveva portato in giro per il mondo e fu durante un lungo periodo trascorso in Giappone che egli rimase affascinato dal jiu-jitsu, prendendo anche delle lezioni della stessa arte.

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Pearson’s Magazine, copertina del dicembre 1899

Al suo ritorno a Londra nel 1898, Barton-Wright iniziò a sviluppare il suo nuovo sistema di difesa personale, pubblicando due articoli sul Pearson’s Magazine ed aprendo il suo club di Bartitsu in Shaftesbury Avenue nel 1900. Egli portò due esperti giapponesi di jiu-jitsu in giro per l’Inghilterra ad insegnare nelle scuole. Il Bartitsu era sostanzialmente basato sul jiu-jitsu, ma combinava con esso elementi di boxe, lotta, savate (la kick-boxing francese) ed il combattimento coi bastoni. Barton-Wright sosteneva che il suo sistema era provato contro ogni tipo di attacco.

Il sistema di difesa personale di Barton-Wright veniva incontro ad un certo numero di preoccupazioni che erano care al cuore dei gentiluomini della tarda età vittoriana ed edwardiana. Le nozioni di cultura fisica e “cristianità muscolare” erano alquanto attuali sin dalla metà del diciannovesimo secolo ed implicavano come dovere morale per i gentiluomini inglesi quello di avere una connotazione fisica robusta. Lo sconcerto che molti commentatori espressero alla fine degli anni ’80 dell’Ottocento a proposito dell’indebolimento fisico che aveva investito gli Inglesi a causa dello sviluppo dei macchinari e dei trasporti meccanizzati, i quali prendevano piede al posto del lavoro manuale, derivava proprio da questa fede nel motto Mens sana in corpore sano. A parte questo, vi erano diffusi allarmi sui giornali scandalistici in merito alle ruberie di violente bande di strada – gli Hooligans a Londra, gli Scuttlers a Manchester, i Cornermen a Liverpool – i cui metodi non corrispondevano all’ideale inglese di fair play.

Alexander Pearson 1892 - Ancoats
Lo “scuttler” Alexander Pearson, arrestato a Salford nel 1892.

_85878127_suffrajitsuIn risposta a questa vile ondata di violenza, i gentiluomini che non volessero affidare la loro protezione ad un revolver (un’opzione che venne scelta da molti, in realtà, al volgere del secolo) potevano guardare oltremare per metodi di difesa personale che mancassero di fair play alla stessa maniera della minaccia. Il Bartitsu Club, in ogni caso, non era assolutamente l’unica scuola di difesa personale disponibile. Erano stati fondati numerosi club di jiu-jitsu, così come molte scuole dove si insegnava il combattimento col bastone, ed erano frequentate sia da uomini che da donne. La signora Edith Garrud, come noto, aprì una scuola di jiu-jistu ed allenò le “Guardie del Corpo”, un gruppo di donne simpatizzanti delle suffragette che avevano il compito di proteggere le leader del Movimento in occasione delle loro apparizioni pubbliche.

Purtroppo il boom del jiu-jitsu lasciò indietro Barton-Wright. Il Bartitsu Club chiuse nel 1902, apparentemente per difficoltà economiche.  Probabilmente ci furono degli screzi con il suo capo istruttore di jiu-jitsu Yukio Tani, che si spostò a lavorare nei baracconi assieme al culturista William Bankier, ed il sistema di Barton-Wright sfortunatamente cadde nell’oblio ed il suo stesso inventore morì in povertà nel 1951.

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Yukio Tani ed “Apollo” William Bankier in una foto d’epoca.

Ciò nondimeno, grazie a Sherlock Holmes, non è andato completamente perduto ai posteri ed il suo sistema è qui di seguito presentato come venne esposto originariamente.

Vale la pena riproporre qui di seguito anche la traduzione italiana, sempre a cura di Enrico Neami, dell’interessante introduzione al Bartitsu che viene presentata sul sito della Bartitsu Society – l’organizzazione di studio inglese che si propone di rivitalizzare il Bartitsu e di studiarlo sia dal punto di vista storico-culturale che meramente pratico – come presentazione della nascita di quest’arte marziale a cura del suo fondatore Barton-Wright.

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Il fondatore del Bartitsu nacque l’8 novembre 1860 a Bangalore, in India. Il suo nome di battesimo era Edward William Wright. Sua madre, Jessie, era di origine scozzese e suo padre William, del Northumbria, era un rinomato ingegnere ferroviario. Crescendo, Edward Wright viaggiò in molti e differenti Paesi, ricevendo al contempo un’educazione tradizionale ma anche avendo la possibilità di provare varie arti marziali. Superati i trent’anni, egli cambiò all’anagrafe il suo nome in Edward Barton-Wright.

Come ebbe a spiegare al fondatore del Budokwai Gunji Koizumi [Il Budokwai è il primo club di judo che venne aperto in Europa (26 gennaio 1918) ed il più antico e rinomato dojo di judo d’Inghilterra, ancor oggi attivo. Informazioni in italiano da Wikipedia e sito in lingua inglese del club; N.d.T.]:

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Gunji Koizumi e Trevor Leggett al Budokwai

Sono sempre stato interessato nelle arti di autodifesa ed ho studiato differenti metodi con maestri riconosciuti, inclusa la boxe, la lotta, la scherma, savate e l’utilizzo dello stiletto, e lavorando sodo mi sono allenato fino a che non sono rimasto soddisfatto delle applicazioni pratiche.

(Koizumi, 1950)

Mentre lavorava in Giappone, Barton-Wright ebbe modo di studiare due differenti ryu (scuole) di jiujitsu: Shinden-Fudo Ryu con il maestro Terajima Kuniichiro a Kobe e Kodokan Jiujitsu, verosimilmente con Kano Jigoro, a Tokyo.

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Posizioni riconducibili al Fudo Shinden Ryu Jujutsu

Al tempo del suo rientro in Inghilterra dal Giappone, nel 1898, era un cittadino del mondo, entusiasta ed intraprendente e pronto a lasciare il segno combinando le varie arti marziali che aveva studiato in un unico insieme unificato. Anche se focalizzata inizialmente sul jiujitsu, che era stato mostrato in Inghilterra solamente una o due volte in precedenza ma non era mai stato insegnato lì, la visione di Barton-Wright era molto più vasta e non si limitava ad un singolo metodo:

Il Bartitsu è stato concepito in modo da offrire agli uomini pacifici la scienza di difendere se stessi da prepotenti e mascalzoni e comprende non solo la boxe ma, anche, l’uso del bastone, dei piedi e un sistema molto astuto ed efficace di lotta giapponese nel quale peso e forza muscolare giocano un ruolo di secondo piano.

(Barton-Wright, 1902)

Le origini culturali del Bartitsu possono essere riscontrate in tre filoni primari molto popolari negli anni ’90 dell’Ottocento. Il panico, fomentato dai media, circa la violenza nelle strade, sia in casa che all’estero; il fascino del pubblico per la cultura dell’Asia, in particolare per quella giapponese, e la moda per la cultura fisica e per lo sviluppo parallelo a livello morale e fisico.

Il Bartitsu si proponeva principalmente di rispondere al problema della difesa personale nella società urbana ed industrializzata ed era rivolto alla classe medio alta in un periodo in cui la borghesia in Europa stava diventando sempre più preoccupata per la propria sicurezza. Il fenomeno delle bande di strada (gang) stava ricevendo ampia pubblicità dai giornali, che avevano appena scoperto che il sensazionalismo nello sport e nei fatti di violenza attraeva un maggior numero di lettori che non l’analisi politica.

Articoli scandalistici documentavano le ultime atrocità degli Apaches, i temuti combattenti di strada del malfamato distretto Montmartre di Parigi, così come le uscite di Hooligans, Cornermen, Scuttlers e altre bande che si aggiravano per le strade di Londra, Dublino, Liverpool e Manchester. Persino più lontano, i Laaikins vagabondavano per i sobborghi di Sydney e Auckland, e la guerra etniche tra bande nella città di New York era ormai materia di leggenda.

Cavalcando quest’onda, Barton-Wright promuoveva il Bartitsu come un’alternativa alla paura, così in patria come durante i viaggi all’estero. Era specificatamente costruito come un’arte di autodifesa per gentiluomini. La storica Emelyne Godfrey racconta:

Il Bartitsu era una difesa personale per intenditori, che consentiva ai gentiluomini di riaffermare la loro presenza fisica nelle strade in un modo che non era solamente efficace ma anche esteticamente attraente. L’arte marziale di Barton-Wright invitava i gentiluomini a cimentarsi sia a livello fisico che mentale invece che a procurarsi semplicemente una delle numerose armi disponibili.

(Godfrey, 2005)

Il 31 marzo 1854 il Commodoro Matthew Perry con le Navi Nere degli Stati Uniti d’America [Alcuni approfondimenti qui e qui] aveva forzato il Giappone all’apertura verso l’Occidente con la Convenzione di Kanagawa. Nei cinquant’anni seguenti la cultura giapponese divenne progressivamente sempre più accessibile al mondo occidentale e l’arte marziale di Barton-Wright venne introdotta in un periodo di interesse ed entusiasmo pubblico senza precedenti per le cose giapponesi.

Una delle sue più importanti dimostrazioni per presentare il Bartitsu fu quella ai membri della Japan Society di Londra che era nata dal Congresso Internazionale degli Orientalisti che si tenne a Londra il 9 settembre 1891.

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Lo scopo costitutivo della Japan Society era la promozione degli studi giapponesi e lo scopo di unire tutti coloro che, nel Regno Unito ed in giro per il mondo, siano interessati alle questioni giapponesi.  Dopo la laectio e la dimostrazione di Barton-Wright, il presidente Diosy disse:

Questa meravigliosa arte di autodifesa, qualora usata come dovrebbe essere ovvero a difesa dei deboli contro i forti, sarebbe di grande aiuto in quei Paesi dove non esista il fair play.

(Lezione su Jiujitsu e Judo presentata alla Japan Society di Londra al n°20 di Hanover Square, 13 febbraio 1901).

La terza maggiore influenza sul Bartitsu era il crescente entusiasmo europeo per quella che sarebbe stata nota come “cultura fisica”.

fallUna delle conseguenze sociali della rivoluzione industriale fu la percezione di un continuo declino delle condizioni fisiche delle sempre più sedentarie classi medio alte britanniche. Ciò coincideva con una nascente ridefinizione di sport come una salubre attività atletica che poteva essere coltivata a livello amatoriale, in opposizione alla cultura del gioco d’azzardo e delle scommesse nel pugilato professionistico, nelle corse dei cavalli e delle avventure con le donne.

Questa combinazione portò anche al nascere di palestre urbane dove correggere la corpulenza e l’alimentazione associata allo stile di vita sedentario. Alla fine dell’800 erano disponibili al pubblico un gran numero di sistemi di ginnastica calistenica, di controllo del peso e di altre forme di esercizio fisico.

first-ymcaLa boxe scientifica, come il combattimento con la picca, col bastone, la spada, fioretto e baionetta furono, adottati con entusiasmo dagli allievi delle sale d’armi e dalle palestre che fiorirono nelle maggiori città inglesi verso la fine dell’Ottocento. Esempi da ricordare a Londra erano la Young Men’s Christian Association, il German Gymnasium e la Inns of Court School of Arms. In queste palestre i pugili amatoriali si allenavano spalla a spalla con gli schermitori di differenti stili, lottatori ed altri entusiasti delle arti da gentiluomini.

Il fenomeno della cultura fisica della classe media includeva una gran varietà di sistemi d’esercizio, più o meno basati sulle clavette, pesi, fune e molle potenziatrici, cavalline, equipaggiamenti ginnici ed elaborati apparati di sollevamento pesi. Molti di questi esercizi trovarono il loro spazio nei programmi delle arti marziali di allora e delle accademie di sport da combattimento ed anche in dimostrazioni pubbliche di incontri tutti-contro-tutti, che erano spesso organizzati dalle associazioni atletiche per raccogliere fondi.

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Nel promuovere il Bartitsu, Barton-Wright spesso sottolineava i benefici fisici che derivavano da una pratica regolare della propria arte:

Oltre a garantire il più utile e pratico dei risultati, questa nuova arte di autodifesa con il bastone da passeggio è raccomandato come il più esilarante e grazioso degli esercizi.

(“Self-defence with a Walking-stick, Part 2” E.W. Barton-Wright, Pearson’s Magazine, 11 febbraio 1901, 195-204.)

Il Bartitsu comprende anche un sistema di cultura fisica che è così completo ed accurato come arte di difesa personale.

(“The Latest Fashionable Pastime: The Bartitsu Club”. Black and White Budget magazine, 29 dicembre 1900)

(Scritto originale di Tony Wolf, 15 gennaio 2007)

Tra il 1899 ed il 1902 il Bartitsu venne pubblicizzato da Barton-Wright attraverso articoli e riviste inglesi, oltre che tramite le dimostrazioni pubbliche. L’articolo completo The new art of self-defense pubblicato sul Perason’s Magazine del marzo-aprile 1899, ad esempio, è consultabile integralmente in due parti qui e qui .

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Il Bartitsu Club era ubicato al n. 67b di Shaftesbury Avenue a Soho. In un articolo per il Sandow’s Magazine of Physical Culture vol. 6, (gennaio 1901), la giornalista Mary Nugent descrisse il Bartitsu Club come “… un’enorme sala sotterranea, muri di piastrelle bianche tutte scintillanti e luce elettrica, con ‘campioni’ che vi si aggirano come tigri.

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Palestra della YMCA a Londra

Attraverso la corrispondenza con il professor Jigoro Kano, il fondatore del Kodokan Judo, e altri contatti in Giappone, Barton-Wright prese accordi affinché i praticanti giapponesi di jiujitsu K. Tani, S. Yamamoto e il diciannovenne Yukio Tani venissero a Londra e fungessero da istruttori presso il Bartitsu Club. K. Tani e Yamamoto ritornarono presto in Giappone, ma Yukio Tani rimase e fu in breve raggiunto da un altro giovane jujitsuka, Sadakazu Uyenishi.

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Yukio Tani era nato nel 1881 e morì il 24 gennaio 1950. I primi anni della sua vita e della sua pratica marziale sono piuttosto oscuri ma è noto che studiò presso la scuola di jujutsu di Yataro Hanada a Osaka e, soprattutto, il Fusen-ryu jujutsu. Invitato in Inghilterra da Barton-Wright nel 1900, allora diciannovenne, vi si stabilì per insegnare jujutsu nell’accademia di Bartitsu di Barton-Wright, appunto. Rotti i rapporti col Bartitsu Club nel 1903, assieme a William Bankier, noto come Apollo o l’Ercole Scozzese, si dedicò alle sfide pubbliche per fare soldi e, nel 1904, assieme a Taro Miyake (1881-1935) aprì una scuola di jujutsu a Londra che vi rimase aperta per un paio d’anni. Dopo aver scritto nel 1906 un volume in inglese, ancora assieme a Taro Miyake, The game of jiujitsu, Tani nel 1918 divenne istruttore professionista al Budokwai di Londra, scuola creata dal connazionale Gunji Koizumi (1885-1965) ove inizialmente si insegnava jujutsu. Nel 1920, nel corso di una visita di Jigoro Kano, fondatore del Kodokan Judo, al Budokwai, Tani venne promosso a cintura nera secondo dan (nidan) di judo. Complessivamente Tani raggiunse in seguito il grado di quarto dan (yondan).

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Taro Miyake (al centro con le gambe incrociate) all’accademia Maitrot di Parigi

Spezzone cinematografico girato probabilmente a Parigi nel 1912. Nella prima parte, Takisaburo Tobari dimostra con Taro Miyake una serie di tecniche di jujutsu. Segue una spettacolare dimostrazione di jujutsu utilizzato come autodifesa da gentiluomini contro gli Apaches parigini.

Dimostrazione di Judo e Kendo presentata dagli allievi del Budokwai di Londra nel 1937.
Vi sono numerose inquadrature di primo piano del leggendario pioniere del jiujitsu inglese Yukio Tani.

Yukio Tani subì un colpo apoplettico nel 1937 ma proseguì ad insegnare dal bordo del tatami del Budokwai fino alla data della sua morte il 24 gennaio 1950.

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UyienishiSadakazu Uyenishi (1880-?) che era invece nato probabilmente nei dintorni di Osaka, iniziò la sua carriera marziale nell’ambito del kenjutsu (combattimento con la spada) per votarsi solamente in un momento successivo – in un periodo nel quale valutava di dedicarsi alla vita militare su consiglio del padre – al jujutsu. Ventenne, nel 1900, si spostò a Londra su invito di Barton-Wright, assieme al quale, come detto, impiantò il Bartitsu Club. Nel 1903, dopo essersi separato dal Bartitsu Club, impiantò un suo proprio dojo di jujutsu a Londra, The School of Japanee Self Defense a Golden Square, Picadilly Circus. Noto anche col nome “da lottatore” di Raku, scrisse il libro The Text-book of Jujutsu, che all’epoca divenne presto molto popolare. Abbandonata l’Inghilterra nel 1908 per rientrare in Giappone, di lui si sono perse sostanzialmente le tracce. Il massimo esperto di jujutsu britannico, Percy Longhurst, compilando una sua biografia negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale annota che egli era morto “alcuni anni prima”. Tra le persone notabili che furono maggiormente influenzate da Uyenishi vanno ricordati William Garrud, il cui volume The Complete Jujitsuan del 1914 divenne una pietra miliare nel campo; Edith Garrud, che impostò gli allenamenti di jujutsu per le aderenti al movimento delle suffragette; Emily Watts, il cui libro del 1906 The fine art of Jujitsu fu il primo lavoro in lingua inglese a registrare i kata del Kodokan Judo.

Nel 1905 il pioniere del jujutsu Sadakazu Uyenishi pubblicò il Text-book of Jujutsu, parzialmente illustrato con tecniche “cinematografiche” dalla Gaumont Film Company che, nel video sopra, vengono presentate ri-animate per la prima volta dopo cent’anni.

Il maestro d’armi svizzero Pierre Vigny ed il lottatore Armand Cherpillod furono anch’essi impiegati come insegnanti presso il Club. Inoltre, il Club divenne il quartier generale di un gruppo di antiquari della scherma guidati dal capitano Alfred Hutton e funse come loro base per sperimentare le tecniche della scherma tradizionale, che insegnavano ai membri più importanti del teatro londinese per usarla nei combattimenti di scena. A metà del 1901, le discipline del Bartitsu si ampliarono ulteriormente, includendo esercizi di respirazione sotto l’insegnamento della signorina Emil Behnke. Oltre alla palestra per il combattimento, il Bartitsu Club comprendeva un salone ben attrezzato, equipaggiato con un’ampia gamma di macchine per l’elettroterapia.

Ancora sulla pagina ufficiale bartitsu.org, possiamo leggere quanto segue nella traduzione in lingua italiana di Enrico Neami:

L’ultima grande esibizione di Bartitsu che si ricordi a Londra (dicembre 1901) ebbe luogo a St. James’s Hall. L’evento iniziò in ritardo e venne turbato da inopportune polemiche pubbliche circa gli accordi per sponsorizzare un incontro di lotta come parte della dimostrazione. Successivamente, nel corso dei primi mesi del 1902, Barton-Wright ed i suoi istruttori presentarono una serie di esibizioni in luoghi come la Oxford Town Hall, Cambridge University e la Mechanics Institute Hall a Nottingham.

bartitsu_barton-wright_overcoat-defenseAd un certo punto a metà del 1902, il Bartitsu Club chiuse per l’ultima volta le porte, in circostanze che rimangono in qualche modo misteriose. Successive ipotesi formulate dall’istruttore di jiujitsu William Garrud suggeriscono che la quota di iscrizione e le quote di frequenza fossero troppo alte; è anche probabile che Barton-Wright avesse semplicemente sovrastimato il numero di londinesi benestanti che potessero condividere la sua passione per i sistemi esotici di autodifesa.

Secondo il resoconto dello stesso Barton-Wright, registrato quarantotto anni dopo quando venne intervistato da Gunji Koizumi, Barton-Wirght ebbe anche dei dissidi con la sua star, campione ed istruttore, Yukio Tani. Tani era “problematico” e non rispettava gli appuntamenti. Quando Barton-Wright propose di trattenere il suo salario, Tani lo minacciò e la disputa si trasformò in un combattimento che Barton-Wright sosteneva di aver vinto. Non è ben chiaro se questa evoluzione delle cose fosse direttamente connessa con la fine del breve periodo di vita del Bartitsu Club.

Armand Cherpillod ritornò in Svizzera, dove continuò a lavorare come lottatore professionista. Ebbe anche un ruolo fondamentale nell’introdurre il jiujitsu – che aveva appreso dai suoi colleghi istruttori al Bartitsu Club – in Germania ed in altri Paesi dell’Europa continentale. Tani, Uyenishi e Vigny rimasero tutti a Londra e fondarono le loro proprie scuole di difesa personale, con gli istruttori giapponesi che si focalizzavano sul jiujitsu mentre Vigny proseguì nella tradizione dell’eclettismo marziale.

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Apollo, l’Ercole scozzese.

Tani diede il meglio unendo le forze con uno scaltro promotore dello show business di nome William Bankier, un personaggio caratteristico che sarebbe divenuto successivamente un culturista da baraccone col nome di “Apollo, l’Ercole Scozzese”. L’accorta gestione di Bankier fece di Tani una star dello spettacolo, una grande novità nel campo assai popolare della lotta professionistica, e la fama del jiujitsu continuò a diffondersi dall’Inghilterra in tutta Europa.

Sfortunatamente per Barton-Wright, la nuova popolarità del jiujitsu e, quindi, dello judo oscurò completamente quello del Bartitsu, e nella moda per la difesa personale che seguì tra il 1905 e il 1914, egli si trovò ai margini del movimento che egli stesso aveva creato. Benché Barton-Wright avesse continuato il suo lavoro di terapista fisico, fondando una serie di cliniche attorno a Londra, non raggiunse più la notorietà pubblica dei tempi d’oro tra il 1898 e il 1902.

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Barton-Wright non aveva una preparazione medica formale e come manager di un istituto terapeutico veniva visto spesso con sospetto dall’establishment sanitario. I suoi affari furono oggetto di numerose cause legali e processi per bancarotta nel corso delle prime decadi del ventesimo secolo. Con il senno di poi, cent’anni dopo, possiamo dire che le terapie che promuoveva erano di qualità abbastanza variabile. Alcune, come la lampada a raggi ultra violetti e la macchina a termo penetrazione, erano tra i primi predecessori delle moderne macchine cosmetiche e mediche (il letto solare e la macchina diatermica, rispettivamente). Altri apparecchi erano di valore discutibile ed alcuni di questi potevano essere in realtà addirittura pericolosi.

In ogni caso Barton-Wright continuò in questo campo per il resto della sua carriera, in realtà specializzandosi nell’utilizzo di varie cure e trattamenti per alleviare il dolore dei reumatismi. Al tempo dell’intervista che realizzò Gunji Koizumi, nel 1950, Barton-Wright aveva da poco superato i novant’anni ed era pieno di vecchie storie di guerra da raccontare e naturalmente orgoglioso della sua arte del Bartitsu. Più avanti nello stesso anno venne presentato al pubblico ad un grande raduno del Budokwai a Londra me purtroppo non riuscì mai a ricevere l’investitura come vero pioniere delle arti marziali giapponesi nel mondo di lingua inglese.

Edward William Barton-Wright morì nel 1951 e, secondo quanto riportato dallo storico delle arti marziali Richard Bowen, venne sepolto in una fossa comune poiché non c’erano soldi per una degna sepoltura.

(Scritto originale di Tony Wolf, 15 febbraio 2007)

Sulle vicende e sulle tecniche del Bartitsu sono disponibili poche risorse in lingua italiana: innanzitutto il sito dell’unica scuola italiana presente in rete: la Tyrolean Bartitsu Academy.

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L’istruttore della Tyrolean Bartitsu Academy è il trentino Roberto Munter, 3° dan di Karate Wado-ryu, 4° dan di Ju-jutsu, esperto di auto-difesa (con e senza armi)  e close-combat militare, appassionato di storia e tecnica delle arti marziali, sia occidentali che orientali. Con un passato nel judo e dopo aver approcciato diverse altre discipline tra cui il pugilato, il kung-fu Wing-chun, il Krav-Maga, il Systema, la Savate e La Canne, si è avvicinato alla “scoperta” dei metodi occidentali de La defense dans la rue e del  Bartitsu che ha abbracciato con entusiasmo. Ha scritto il primo (e finora unico) libro italiano sul Bartitsu, Bartitsu: l’arte marziale perduta di Scherlock Holmes, liberamente consultabile e scaricabile in formato PDF all’indirizzo seguente: scarica.

Per concludere questo breve excursus sul Bartitsu di Barton-Wright, per gli amici aikidoka alcuni brevi cenni alle similitudini più lampanti tra alcune delle posizioni che sembrano essere immortalate nelle immagini proposte nel volume della Ivy Press ed altrettanti movimenti di aikido:

@EnricoNeami

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