Dopo averlo visto ed averci meditato per una notte intera, gabbandomene beatamente di considerazioni dottamente nerd sui massimi sistemi, psicologia dei personaggi ed universi espansi (e cioé scegliendo di volermi esprimere dal punto di vista di un fruitore medio del prodotto, con un approccio idiota al film nel senso Jonesoniano del concetto), ho deciso: anch’io, nel mio piccolo, voglio raccontare la mia verità su questo attesissimo film che ritengo sacrilego, blasfemo ed apocrifo e che, benché tale, si lasci piacevolmente guardare.

muwq6uEssendo da sempre un fan del Lato Oscuro nella saga, abbraccio appieno la massima Jedi Solo un Sith vive di assoluti e, pertanto, vi avverto che non ammetterò commenti, critiche o note a quanto segue che, peraltro – parimenti vi avviso – consta di spoiler sul film per coloro che ancora non avessero potuto assistere alla proiezione.

Indubbiamente alcune delle caratteristiche che emergono con forza maggiore dal lavoro di Rian Johnson – regista e sceneggiatore di questo capitolo VIII della “nuova trilogia” – sono meritevoli e debbono essere apprezzate: l’irruzione prepotentemente piacevole dell’ironia anche nelle scene con maggior pathos dinamico, il tentativo certamente riuscito di trovare nuove fila narrative rispetto all’ormai tristemente usuale clichè (stavolta nessuna arma totale definitiva dei cattivissimi viene fatta esplodere da un caccia monoposto dei buonissimi grazie ad una falla in uno scarico: ben faceva il malefico direttore Krennic in Rogue One a sterminare scienziati e ingegneri impegnati nella realizzazione della prima Morte Nera; gli imperiali ed i loro eredi del Nuovo Ordine avrebbero diabolicamente perseverato nel medesimo errore di sottovalutazione nuovamente in Episodio IV, Episodio VI ed Episodio VII!), la scelta di voler rientrare in un taglio “psicologico” più affine ai discorsi di Obi Wan e Yoda nella prima – e per me unica – trilogia che non alla ricerca spasmodica di un’azione photoshoppata nell’inguardabile seconda trilogia o allo spasmodico citazionismo di Episodio VII.

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Purtroppo, però, alcuni peccati insanabili – spalmati su differenti livelli concettuali ed interpretativi – vanificano quanto di buono e godibile comunque ci sia nell’architettura complessiva dello spettacolo e costringono ad ascrivere anche questo capitolo nei libri esclusi dal canone (da me) riconosciuto: eresia e sacrilegio ne impongono la bollatura di apocrifo.

MV5BMGZmNGIxMTYtMmVjMy00YzhkLWIyOTktNTExZGFiYjNiNzdlXkEyXkFqcGdeQXVyMTQxNzMzNDI@._V1_UX182_CR0,0,182,268_AL_Partendo dai mali meno rilevanti, non posso esimermi dal condannare fermamente innanzitutto la scelta di doppiaggio goffa ed erratica, fra l’altro già tragicamente adottata nel Risveglio della Forza, che ha introdotto nella nuova trilogia i nomi in lingua originale dei personaggi, creando una cacofonica discrasia rispetto alla tradizione canonica di Guerre Stellari: Leia invece di Leila, Han al posto di Jan, Vader per Fener, R2D2 che sta per C1P8. Ma alla sconvenienza di tale scelta, si è aggiunta l’incongruenza: sentiamo Leila/Leia parlare a Dameron Poe [inciso: vi siete accorti che il protagonista di Con Air si chiamava (quasi) allo stesso modo: Cameron Poe?] di caccia Ala X che, a questo punto, dovrebbero chiamarsi X-Wing e, persino, Luke riferirsi all’arma Jedi come ad una spada di luce (evidente goffissima trasposizione pseudoletterale dell’originale lightsabre) invece che alla storica spada laser cui erano adusi gli appassionati italofoni. I buoni vecchi fulminatori di kenobiana memoria, purtroppo, sono invece ormai definitivamente dei meno attraenti blaster in mano agli assaltatori/stormtrooper del Nuovo Ordine, sempre più marginalizzati a mere comparse di contorno.

In tema di terminologia balorda, non v’è alcuno che non abbia notato il riferimento ad una non meglio definibile religione Jedi pronunciato nientemeno che da Luke Skywalker, in totale contrasto con la visione filologica della Forza e dell’ordine Jedi consolidatasi negli Episodi V e VI (un solo riferimento dispregiativo a quell’antica religione è presente nell’indimenticabile scena trovo insopportabile la tua mancanza di fede di Episodio IV, ma viene poi a perdersi assieme alle altre lievi incongruenze del primo, intramontabile Guerre Stellari mai apparso sugli schermi cinematografici); pare quasi che la frase di Luke si rifaccia più alle mode ballerine statunitensi, dove in alcuni stati viene riconosciuto ufficialmente il culto di una “chiesa jedi”, che non ai trascorsi filmici della saga canonica.

Molti critici di questo Gli Ultimi Jedi (che poi si sarebbe dovuto chiamare, per corretta traduzione, L’Ultimo Jedi) l’hanno accusato di estrema lunghezza rispetto alla trama: di fatto il film si svolge lungo un singolo inseguimento spaziale e, parallelamente, sull’apprendistato di Rey sull’isola sacra degli Jedi presso il Maestro Skywalker: tagliando un pochino, si sarebbe potuto far uscire un film tre quarti d’ora più breve, più dinamico e meno lento.

Non concordo completamente con tale visione – come detto, ho apprezzato il taglio psicologico sull’approccio ai conflitti interni dei vari personaggi – ma i due contesti sopracitati contengono dei peccati insanabili, l’uno sacrilego e l’altro involontariamente iconoclastico.

http_media.cineblog.itsstastar-trek-into-darkness-locandina-imaxthstar-trek-into-darkness-nuova-clip-con-kirk-e-scotty-3-spot-tv-e-locandina-imax-2La messa in scena della rincorsa spaziale del Nuovo Ordine dietro agli sparuti rimasugli della Resistenza – nuovo termine che sostituisce il tradizionale Ribellione – è latore di almeno due contaminazioni blasfeme ed insopportabili, essendo nota l’incompatibilità teorica tra lo stato di fan di Guerre Stellari o appassionato di Star Trek. Chi non si è accorto che la visualizzazione delle navi che viaggiano a velocità luce, durante il salto nell’iperspazio, è graficamente identica alle navi che viaggiano a velocità di curvatura nella recente trilogia cinematografica di Star Trek? Chi non si è reso conto che la violazione dell’assunto sull’impossibilità di essere tracciati, e conseguentemente inseguiti, durante i viaggi in hyperdrive/curvatura è un trick che connota delle svolte impreviste sia in Gli Ultimi Jedi che in Star Trek – into darkness? Chi non ha colto che il plot sia in The Last Jedi che in Star Trek (2009) prevede il sacrificio kamikaze di un singolo comandante/viceammiraglio, solo alla guida di una grande nave siderale, per coprire e proteggere l’evacuazione dell’equipaggio su piccoli ed indifesi trasporti disarmati? Tutti, purtroppo, abbiamo capito che il regista dei nuovi Star Trek, l’eretico J.J. Abrams, è anche il produttore esecutivo di questo fallace capitolo VIII.

trappola sulle montagne roccioseRey, l’isola e Luke: la giovane dall’origine sconosciuta chiede insistentemente di iniziare il suo apprendistato al M°Skywalker, reticente e chiuso alla Forza. Grazie ad un colpo basso di C1P8/R2D2 che gli ricorda come, anni prima, il suo Maestro Kenobi si fosse trovato nella stessa condizione di impasse, accondiscende ma solo per 3 (dico tre) lezioni. Rey ne segue due, sull’isola, prima di partire per correre in aiuto dei suoi amici, come sempre in pericolo. Per quanto dotata e forte nelle vie della Forza, dopo un corso breve come neppure al CEPU te lo consentono, ella riesce a sollevare e far galleggiare nell’aere un colata di macigni che chiude i suoi resistenti in una miniera di sale con una sola entrata [addirittura Frank Herbert aveva messo in bocca ai suoi Fremen, in Dune, il motto per cui solo uno stolto che meriti di morire si rifugerebbe in una caverna che non avesse almeno due uscite] dalla quale stanno irrompendo gli snowtrooper 2.0 del Nuovo Ordine. L’immediato ed iconoclastico abbinamento mentale per ogni aikidoka – perdonatemi – a questa sequenzialità è quello con Sarah Ryback, improbabile nipote di Steven Segal in Trappola sulle Montagne Rocciose: la giovinetta, dopo aver visto una sola volta una tecnica di aikido complessa come kosadori dai nikyo henka, riesce a spararla al cattivone di turno che sta per ucciderla, salvando tutti i presenti. La Forza scorreva potente pure in lei?

2f4cf588f4af6da6252806032242323a--star-wars-saga-star-wars-Ricordo ai meno attenti che Luke, all’epoca del suo ritiro sul paludoso e remoto Dagobah, a stento riusciva a sollevare un sassolino dopo settimane di intensi e duri allenamenti diretti da Yoda in persona. Il medesimo Yoda faticava a far riemergere l’X-Wing … l’Ala X, scusate… semiaffondato nella pozza d’acqua. Ma le vie di Abrams/Johnson sono infinite.

Avvicinandosi al cuore della questione, consentitemi di prendere in esame taluni singoli personaggi chiave che compaiono in quest’ultimo film di Star Wars, a partire dal cameo di Yoda. La sua entrata in scena, come scritto da altri più ferrati di me, scalda il cuore ma, di fatto, rappresenta un’anomalia nel tessuto narrativo consolidato: scherzosamente zen come solo nelle prime sue scene in L’Impero colpisce ancora, il personaggio del vecchio maestro, ormai pura Forza in fattezze yodesche, si discosta nettamente dal bonario e verde sommo Jedi che i non (da me) riconosciuti Episodio I, II e III ci avevano fatto conoscere. Non solo e non tanto per le battute di spirito ma, anzi, per la mancata linearità del suo agire e, soprattutto, del suo parlare non adeguatamente sgrammaticato ed informale. Mancato mi sei, Skywalker! suona strano e disturbante in bocca a Yoda mentre si appella, dandogli quasi del lei, al suo ex-giovane Padawan.

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Leila/Leia: pace all’anima di Carrie Fisher, che ci ha regalato in gioventù una delle eroine più iconicamente forti del mondo fantasy e, in qualche modo, della fantascienza sul grande schermo: in questo episodio, quasi ricalcando scene già viste in Guardiani della Galassia, incestuosamente mixate con Man of Steel, la principessa supera ogni limite – anche fisico e biologico – dapprima resistendo ad un’esposizione diretta, senza alcuna protezione, allo spazio siderale e, poi, muovendosi nel vuoto spaziale in un volo controllato dalla Forza – e non aveva mai dimostrato prima una simile capacità di governo della Forza – per rientrare nell’astronave pressurizzata dalla quale era appena stata catapultata fuori a causa di un’esplosione. Certo ci troviamo in una saga in cui, ahimè da sempre, motori, esplosioni e colpi producono rumore nel vuoto cosmico, così come gli stardestroyers producono una sorta di bang nell’uscita dall’iperspazio, e va pure considerato il fatto che in questo lungometraggio vengono schierati dei bombardieri che, nello spazio, e cioè in assenza di gravità, impensabilmente bombardano a caduta un incrociatore stellare a mo’ di fortezza volante sulla Ruhr nel ’44, ma la performance di Leila/Leia non si può davvero proprio vedere.

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Kylo Ren/Ben Solo: indubitabilmente il personaggio – che non aveva riscosso proprio un gran successo nel precedente Episodio VII – si risolleva parecchio, in particolare nella seconda parte della pellicola, tanto da potersi affermare che il Kylo di Adam Driver sia uno degli epigoni più degni di Dart Fener/Darth Vader, padre di tutti i cattivi, signore del Lato Oscuro per antonomasia e mito negativo irraggiungibile ed inimitabile, goffamente motteggiato da impiastri alla Darth Maul o da scialbi Conti Dooku et similia nei bigi capitoli della seconda trilogia.

YMdtuVyUna delle trovate più smart legate a Kylo Ren, in questo capitolo della saga, è il sotterfugio mentale che il Nostro adotta per annientare il Leader Supremo Snoke: registicamente ben reso – la spada laser cruciforme di Kylo che ruota verso la gola di Rey sincronicamente alla mano nascosta dello stesso Kylo che muove grazie alla Forza la lightsabre di Luke appoggiata accanto a Snoke – e seppur prevedibile ed immediatamente intuibile, il trucco Jedi – o si trattava stavolta di un trucco Sith? – è piacevolmente arguto ed efficacemente sorprendente nel contesto narrativo di quella scena.

010-star-wars-a-new-hope-theredlistCiò nondimeno, su un piano suo nonno Dart Fener/Darth Vader rimase – e lo è ancor oggi e per sempre nella storia del cinema – imbattibile: da cattivissimo tutto d’un pezzo, non si fece mai rubare la scena dal buono di turno, nemmeno quando messo a confronto con un Obi Wan Kenobi del calibro di quello di sir Alec Guinness. Neanche a pensarci di fronte ad un cucciolone ingenuo ed un po’ tonto come Luke Skywalker/Mark Hamil.

Ebbene, Kylo Ren/Ben Solo riesce a fallire proprio qui: in The Last Jedi egli può risultare interessante, complesso, ambiguo, patetico, arrivista, spietato, impacciato, solo, risibile – nelle gag con il generale Hux nell’ultima parte del lungometraggio – e persino quasi simpatico. Ma tutto ciò viene spazzato via con la velocità di un laser dinnanzi alla portata recitativa e scenografica con cui ci viene presentato l’indeito Luke voluto stavolta da Johnson.

Luke Skywalker: dai precedenti episodi si evinceva con chiara nitidezza che i bravi ragazzi come lui vanno certamente in paradiso (o si fluidificano nella Forza cosmica, a vostra scelta), tutti gli altri invece vanno dappertutto. Stavolta invece Luke, inizialmente muto e sbigottito alla Episodio VII, pur non togliendosi del tutto quello strabuzzo d’occhi un po’ esagerato, ci stupisce con una performance che strizza l’occhio – anche letteralmente, quando saluta D3BO – al miglior Bruce Willis de L’Ultimo Boyscout, con tratti alla Tarantino, entrate in scena alla John Woo di Mission Impossible 2, citazioni non troppo velate all’indifferente superiorità dei Blues Brothers nella spazzatina di polvere dalla spalla, ed ammiccamenti vari allo Zatoichi di Takeshi Kitano o agli intramontabili spaghetti western di Sergio Leone. Il tutto condito da battute sferzanti, da vero badass hero, come Notevole. Tutto ciò che hai detto è sbagliato oppure Ci si vede, ragazzino, quest’ultima indirizzata a Kylo Ren nella sua nuova veste di Leader Supremo del Nuovo Ordine.

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Certamente la proiezione astrale – più adatta al mondo Marvel di Dr. Strange – irrompe tardivamente nell’universo di Star Wars, non avendosene mai avuto sentore in alcuno dei precedenti episodi, e quindi lo stratagemma che porterà alla salvezza della Resistenza/Ribellione – ed anche al trapasso di Luke – risulta un po’ stonato rispetto al panorama complessivo di questo universo narrativo, ma è indubbio che questo film rilancia al meglio la figura di Skywalker come motore principale della Luce e dell’equilibrio pacifico nella galassia.

Detto questo, pesano comunque più dei macigni rimossi da Rey con la Forza-CEPU taluni buchi incolmabili ed alcune mancanze ingovernabili nel continuum della saga, tanto da dover inserire il pur per alcuni versi apprezzabile – come visto sopra – Gli Ultimi Jedi non nell’elenco degli episodi canonici della saga, bensì nell’eresia degli apocrifi.

Si percepisce pesantemente a pelle la mancanza di un grande burattinaio che, al di là dei differenti registi e dei relativi stili artistici – Johnson riesce a proporre un’apprezzabilissimo quanto inedito breve piano-sequenza in prima persona alla Band of Brothers nel corso dei combattimenti di trincea (che per certi versi richiamano sin troppo l’evacuazione della base ribelle dell’innevato pianeta Hot di L’Impero colpisce ancora) per rallentare l’avanzata dei camminatori del Nuovo Ordine sulla superficie del pianeta Crait -, tenga le fila della narrazione e dei suoi sviluppi nei ranghi di una coerenza d’insieme che possa definirsi tale.

Se è ben vero che non tutto debba venir sempre spiegato o svelato nell’immediato, l’Episodio VIII lascia in vita troppi e tali interrogativi da risultare insopportabile nella sua mancanza di delucidazioni.

SWTLJ_PhasmaPerché C1P8/R2D2 si era autoibernato in attesa di riattivarsi alla presenza di Luke? Perché Rey è così addentro alle vie della Forza e perché la spada di Luke, nella cantina di Maz Kanata, chiamava proprio lei? Donde proveniva Snoke? Chi era? Da dove attingeva una così profonda padronanza della Forza? I Cavalieri di Ren, precedentemente introdotti nell’Episodio VII, chi erano? E dove sono finiti? Capitan Phasma è morta o è sopravvissuta? Quindi la rivedremo?

Ma quello che rappresenta il peccato imperdonabile di quest’ultimo Star Wars e che lo condanna al fuoco della Geenna cinematografica e della damnatio memoriae di tutti i veri fans, è il non aver risposto ad una domanda cruciale, imprescindibile e fondamentale: … ma perché diamine D3BO aveva un braccio rosso ne Il Risveglio della Forza?!??

@EnricoNeami

 

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