9788806213718Bisogna ammetterlo: chi scrive è un fan sfegatato de I casi del commissario Adamsberg e, pertanto, queste saranno note del tutto faziose e non obiettive.

Fred Vargas – pseudonimo dietro al quale si cela l’archeologa e medievista francese Frédérique Audouin-Rouzeau – è infatti l’autrice di “gialli” contemporanei che è riuscita a delineare un personaggio – il comissario Adamsberg appunto – e il suo universo di colleghi, comprimari ed antagonisti, che riescono ad affascinare e far innamorare milioni di lettori sia per l’originalità e la piacevolezza del plot narrativo di ciascun racconto, ma anche per la profondità stimolante di tante semplici riflessioni che frullano nella mente nebbiosa e fluida del protagonista, il quale conduce il proprio commissariato a progressivi e costanti successi professionali grazie ad improbabili doti creative, riflessive e “artistiche”, più che non scientifiche o poliziesche.

L’apparente controsenso tra il carattere umorale, pur mite e per certi versi apatico del commissario, e ciò che il lettore medio si aspetterebbe di riscontrare nell’archetipo del commissario-capo di una stazione di polizia – che si presupporebbe essere uomo di precisione, metodo, azione e poca fantasia poetica, tutte caratteristiche che nei racconti della collana l’autrice riserva invece sempre, pur simpaticamente, ai militi della Gendarmeria, in eterno conflitto pacifico con la polizia metropolitana, un pò come accade tra i Carabinieri nostrani e la Polizia di Stato – rende ogni episodio della serie letteraria appetibile ad un pubblico di lettori assai vario e per nulla uniforme: la molteplicità di temi ed ambientazioni, che ricadono comunque poi sempre almeno per qualche pagina sui temi cari, evidentemente, alla formazione professionale primaria di Vargas (i miti e le leggende, la religione popolare ancestrale, per non dimenticare le enciclopediche conoscenze storico-artistiche-umanistiche del capitano Danglard, spalla e contraltare essenziale del protagonista in un equilibrio di forma e sostanza) completano e compongono un’amalgama narrativa fascinosa e di assai piacevole lettura.

Nulla volendo rivelare circa questo episodio – uno, forse, fra i più problematicamente introspettivi per Adamsberg e la sua squadra – va rilevato che stavolta Fred Vargas ci riserva una sorpresa in più, rispetto a quelle cui gli affezionati tifosi del poliziotto dei Pirenei sono ormai adusi: il commissario, assieme al suo vice Danglard, all’impareggiabile ed energetica ispettore Retancourt ed un manipolo di agenti dell’anticrimine del XIII arrondissement parigino, si trasferiscono nel Quebec – ambientazione in cui si svolge ben più della metà del romanzo – per uno stage sulle più moderne tecniche investigativo-scientifiche.

Vargas dà quindi il meglio di sé, attraverso gli episodi di cooperazione tra i poliziotti parigini ed i colleghi delle Giubbe Rosse, nel rendere con naturalezza immediata le profonde differenze socioculturali ed autoidentitarie tra i francesi del continente ed i francofoni canadesi, che si sentono sì legati alla avita madrepatria europea ma che, da buoni abitanti del nuovo mondo, non comprendono i connazionali continentali ed i loro modi e tratti. Sentimento, del resto, inversamente reciproco per i francesi nei confronti dei canadesi.

Per quanto riguarda l’edizione italiana Einaudi – Super ET, poi, va tessuta una lode particolare per la traduttrice dal francese Yasmina Melaouah, che si è cimentata, con grande ed efficace successo, nel compito epocale di trasportare nell’italiano corrente le sfumature ed il cozzare tra il linguaggio dei francesi d.o.c. e la parlata americanizzata dei francofoni canadesi, rendendo al meglio quello stridore linguistico e dialettale che, comprensibilmente, nel testo originale francese di Vargas era certamente assi chiaro e divertente.

Del resto Vargas deve aver sempre messo a dura prova i traduttori delle proprie edizioni in lingua straniera: lo si intuisce dalla finezza e dalla ricercatezza di talune allocuzioni e dalla brillantezza di doppi sensi e giochi di parole che, anche in questo caso, nei testi originali certamente riuscivano a splendere con maggiore intensità.

Vale citare il caso dell’episodio Nei boschi eterni, nella cui edizione italiana è stato addirittura necessario aggiungere una postilla al titolo, svelando – fortunatamente all’ultima pagina e non in seconda di copertina – il sottile gioco di parole, intraducibile in italiano, presente nell’originale Dans le bois éternels, in cui l’allocuzione trova parimenti riferimento alle foreste, ove effettivamente ha luogo l’azione, ed al palco di un cervide, oggetto attorno a cui si intreccia appunto la narrazione.

L’abilità dell’autrice, poi, riesce sempre a rendere inaspettata la trama e tendere veri e propri tranelli narrativi persino ai lettori che, ormai, hanno conosciuto volti e risvolti del microcosmo Adamsberg nei ben sei romanzi precedenti. Stavolta è il caso dell’exploit sull’anomalo quanto simpatico e solido personaggio dell’ispettore Violette Retancourt e, soprattutto, della trappola che induce – credetemi! – anche i lettori più convinti e graniticamente certi sulla lealtà ed affidabilità del vice commissario capo Adrien Danglard, alla convinzione sul suo squallido e volgare tradimento sia nell’ambito professionale, che personale, etico e morale. Senza nulla anticipare a chi non avesse ancora letto il libro, si rassicurino gli amici di Danglard, il quale alla fine del racconto verrà persino promosso al grado di maggiore, e stappino essi pure una buona bottiglia di vino bianco per rallegrarsi.

Ancora una volta Fred Vargas ha dato alla luce un romanzo ricco e piacevole, del tutto in linea con l’originalità ed unicità di ciascuno degli altri episodi, e va detto – con estrema, malcelata e compiaciuta partigianeria – che anche stavolta Jean-Baptiste Adamsberg ed i suoi incredibili colleghi non hanno affatto deluso i loro appassionati ed inossidabili ammiratori.

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