chinese_bulbul_in_sakura_by_piikosama143-d4ozaf8Il bulbul (uccello che si muove in grandi stormi, Hypsipetes amaurotis, ndr) riunì insieme i piccoli uccelli e disse: “Quando beccate i prodotti dell’orto o le bacche dei giardini,  voi alzate la voce  senza necessità e fate un gran rumore chiamandovi l’un l’altro per attirare gli amici. A causa di ciò, gli uomini sanno che siete arrivati e vi siete riuniti in stormo, di conseguenza stendono le reti e preparano le panie. In inverno, quando non c’è cibo sui monti, io scendo fino alle case degli uomini e, benché io mangi il frutto del bambù ai bordi delle verande, chi abita nelle case non se ne accorge. È talmente divertente che prima di volare via e far ritorno a casa emetto un alto grido di gratitudine. Se mi accorgo che ci sono delle panie, non faccio alcun rumore e, tirandomi indietro, mi appendo a testa in giù. In questo modo la trappola rimane sopra, mi lascio cadere con il corpo e segretamente volo via. Voi, invece, quando le panie sono predisposte, vi impaurite tutti insieme e cominciate a fere un gran putiferio, svolazzando qua e là. Quale madornale errore!”. Questo disse, con evidente saggezza.

Una femmina di scricciolo, un uccellino seduto più lontano degli altri, rise e replicò: “Gli uomini sono più intelligenti degli uccelli, e se qualcuno vedesse che genere di trucchetto usate, metterebbe anche sotto una stretta trappola. Così, appendendovi a testa in giù e lasciandovi cadere a terra come dite, anche voi finireste inaspettatamente in trappola. In quel caso, signore bulbul, avreste paura, gridereste, rimareste invischiato e finireste catturato esattamente come noi”.

Gli uomini superficiali sono esattamente come il bulbul. Quando ottengono qualcosa per mezzo delle proprie risorse, si inorgogliscono e pensano di poter continuare in quel modo per sempre. Ma come si può essere tanto stupidi? Un uomo impara una certa tecnica e, dopo essersi doppiamente accertato di averla assimilata, la userà più e più volte invano, senza mai rendersi conto che la tecnica stessa è ormai diventata sua nemica e che egli sta attirando su di sé la sconfitta.

“Molto tempo fa c’era in Cina il re Wu, il quale un giorno attraversò il fiume Yangtse per salire sul Monte delle Scimmie. Quando le scimmie lo videro, scapparono via in tutte le direzioni. Solo una fra tutte non fuggì, ma saltò su un grosso ramo d’albero rapida come se qualcuno l’avesse lanciata in aria. Fiera della sua abilità, ella disprezzava gli uomini sotto di lei. Il re Wu incoccò una freccia e cercò di colpirla, ma la scimmia afferrò la freccia in volo con la facilità con cui si raccoglie qualcosa da terra. Allora il re Wu impartì un ordine al suo seguito, e tutti gli uomini scoccarono assieme le loro frecce da tutte e quattro le direzioni. La scimmia non aveva mille braccia e non poteva afferrarle tutte. Quindi alla fine venne colpita ed uccisa. Chi si vanta della propria abilità e richiama su di sè il disastro si comporta esattamente così”.

Issai Chozanshi

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